Non chiedermi come sei nata di Annarita Briganti

copertina non chiedermi come sei nata

Non chiedermi come sei nata è un romanzo, edito da Cairo Editore, scritto da Annarita Briganti, giornalista culturale del quotidiano Repubblica, blogger e adesso anche scrittrice. Già il titolo ha una chiara potenza evocativa e rimanda ad una storia caratterizzata da cuore e sentimento.

Sin dalle prime pagine del libro ti senti coinvolta dalla storia narrata e capisci che ogni parola letta ti entrerà nella pelle fino a percepire l’anima della sua stessa autrice e senza che tu te ne accorga, ti ritrovi a fagocitare il libro quasi in un sol boccone perché il linguaggio è diretto, frenetico e vorticoso come la vita; i capitoli sono brevi senza darti la possibilità di annoiarti e gli avvenimenti raccontati sono intensi, con punte di giocosa ironia e a tratti persino drammatici.

Ogni minima descrizione, ogni piccolo dettaglio, ogni sfumatura viene colta non dalla tua mente, che si applica come suo solito nel compiere un’azione meccanica come leggere in serie delle parole, ma dal cuore prima e dallo stomaco poi che sembra vivere quasi le stesse esperienze della protagonista.

La sensazione che mi ha accompagnata per tutta la durata del libro è stata quella di un profondo senso di solitudine con la conseguente voglia di riscatto. Era come se potessi percepire l’intensità emotiva di Gioia e quasi appropriarmene.

Eccola qui, la protagonista del romanzo, Gioia Lieve, brillante giornalista culturale di un quotidiano nazionale, con una passione smodata per la scrittura e per i suoi jeans Prada che non le permettono mai di abbassare il livello di glamour. Inserita nel giro di contatti che contano, è fidanzata con Uto, suo partner storico, con il quale condivide lo stesso mestiere.

Amici facoltosi che abitano a Londra, vacanze a Nizza, una vita da sogno insomma. Se non fosse che una mattina, mentre Gioia fa jogging sulla spiaggia, avverte un malessere e viene portata d’urgenza in ospedale dove lei abortisce. Da quel giorno la sua vita cambierà radicalmente e sarà tutta incentrata nella costante ricerca di avere un figlio per soddisfare questo profondo desiderio di maternità.

Il libro si presenta sotto forma di diario che Gioia scrive annotando tutti i fatti salienti della propria vita sensazioni incluse e si scopre una donna ironica, combattiva e volitiva, che per rimanere incinta denuda la sua anima, oltreché il suo corpo per le continue visite mediche.

Una donna che affronta tutto l’iter medico con una determinazione ammirevole e con una fragilità che viene trasformata nel suo punto di forza, costretta com’è a fare i conti con la solitudine a causa di un compagno inesistente che la vede, ma non la guarda e con profonde cicatrici a cui badare per quegli ormoni che s’inietta e che uccidono il suo istinto materno.

Mille possibilità da vagliare se non si può rimanere incinte naturalmente: fecondazione eterologa, fecondazione in vitro, turismo procreativo, inseminazione intrauterina, ovodonazione e una legge 40 che in Italia vieta tutto questo. Termini freddi, scientifici, scostanti che rendono il desiderio di maternità un’operazione priva di quel calore umano e affettivo di cui necessita.

Così l’estero diventa l’unica soluzione possibile, ma solo per chi ha un ingente conto in banca e chi non ce l’ha tenta fino allo sfinimento, vede il suo corpo mutare e con esso la percezione della vita dove le certezze cedono il posto alle incertezze e ad un confuso senso di smarrimento.

Ma una donna non fertile è veramente inutile?

Gioia se lo chiede spesso rifugiandosi nella scrittura che allontana il dolore di non avere figli.

Il lavoro diventa l’ancora di salvezza di questa precaria di lusso che vuole solo essere amata per quello che è e che, per mantenersi, deve optare per un secondo lavoro perchè qui in Italia con la cultura non si mangia e ci si deve battere, con le unghie e con i denti, affinchè la passione per la scrittura non diventi un lontano miraggio.

Il messaggio di Gioia è universale e pieno di speranza: bisogna avere la forza di credere nei propri sogni e di lottare affinchè si realizzino e soprattutto ricordare a noi stesse che siamo il bene più prezioso e che possiamo scegliere di essere chi vogliamo anche senza un compagno che non ci merita.

Se l’ha fatto Gioia, allora tutte noi possiamo!

Qui di seguito l’intervista ad Annarita Briganti che ringrazio per la sua immensa disponibilità e per il suo cuore sensibile e generoso.

Buona lettura!

 

annarita

 

1) Ci sono elementi autobiografici nella storia?

Non chiedermi come sei nata (Cairo) è un memoir ovvero un romanzo basato su una storia vera, su fatti realmente accaduti, filtrati attraverso la fiction. La verità è la mia ossessione, in primis come giornalista. L’essermi scontrata con la vita mi ha fatto venire voglia di condividere la mia esperienza con i lettori e, dai messaggi che continuo a ricevere, ha fatto bene a tantissime persone. C’è una lettrice che mi ha detto di aver avuto una figlia grazie al mio libro e l’ha chiamata come uno dei personaggi. Volevo che il dolore, che ho provato, fosse spazzato via dalla forza dei libri e dei sentimenti. La scrittura è terapeutica. Credo che le ferite, di tutti noi, rimangano, ma lo storytelling, raccontare storie attorno al fuoco, ci mette sopra zucchero, invece di sale.

2) Quanto ti identifichi col personaggio di Gioia?

Gioia, la protagonista del mio primo romanzo, ma anche del secondo, è il mio alter ego, è un personaggio in gran parte autobiografico. La realtà ispira il romanzo e viceversa, con uno scambio proficuo. Gioia c’est moi e lei continua a insegnarmi qualcosa, al punto che l’ho tenuta anche nel nuovo libro, L’amore è una favola (Cairo, autunno 2015). Questa donna normale, ma eccezionale, che non si svende, che lotta, che impone una bellezza non artefatta, che vorrebbe conquistare gli uomini prendendoli per la testa, mi ha insegnato a rialzarmi sempre, più forte di prima. Mi ha detto un’amica, dopo averla “divorata”: ti dà l’idea che puoi fare tutto quello che vuoi. Fatelo!

3) Affronti un tema delicatissimo come quello della maternità.
Perché questa scelta?

Credo di aver raccontato tutto nel libro e mi fa ancora male parlarne. Sono fin troppo documentata sulla ricerca della maternità con la fecondazione assistita, ho sperimentato sulla mia pelle quello che narro. “Vendesi scarpe da bambino mai usate”, è un racconto di Hemingway, ma la mia bio dice anche: C’est la vie, che va amata nella sua imperfezione. Sto diventando saggia?!

4) Pensi che ci sia ancora molto da fare per civilizzare il nostro paese e adeguarlo agli standard mondiali?

Essendo un argomento complesso, che tocca norme internazionali e convinzioni individuali, mi limito a dirti: sì e devono fare qualcosa in fretta. Il “turismo procreativo”, l’espressione orribile con cui si indicano le coppie o i single che vanno a cercare un figlio all’estero, è uno scandalo, che favorisce i ricchi. Gli altri, la maggior parte di noi, non riescono neanche a adottare, se non in tempi anch’essi scandalosi. Per non parlare dei divieti che permangono contro i single e contro le coppie omoaffettive. È più di un anno che stiamo aspettando leggi che recepiscano l’evoluzione della società, ma non mi sembra un priorità. La discriminazione di censo, genere, razza è evidente nel nostro paese.

5) Gioia è una donna forte, combattiva, volitiva, ma nello stesso tempo fragile e oltre modo sensibile. La sua storia rispecchia quella di tante donne che vivono lo stesso dramma e sono spesso sole.
Cosa si potrebbe consigliare loro? Sono tutelate a sufficienza?

Di non “sedersi” nella loro solitudine. In L’amore è una favola do qualche soluzione. Di chiedere aiuto. E di fare le cose da sole. Avevo voglia di vedere la Biennale Arte a Venezia? Ho preso un treno e sono andata, passando una giornata meravigliosa.
La migliore tutela è volersi bene. Il resto verrà da sé.

6) Pagina 23. La sintetizzo in una frase: “In Italia non si mangia con la cultura.”
Secondo te perché?

Non chiedermi come sei nata è dedicato ai precari dell’editoria e del giornalismo. Investire in Cultura dà benefici materiali e immateriali, dimostrati da studi bocconiani. Il patrimonio artistico-culturale è la ricchezza dell’Italia, ma Pompei cadeva a pezzi. Faccio una tale fatica prosaica, mi manca solo pulire i bagni, che mi sono stufata di ricordare l’ovvio. I freelance dovrebbero essere pagati bene, assunti, valorizzati.
Alcuni lettori mi hanno chiesto di scendere in politica, sarebbe utile.

7) Prossimi impegni futuri?

Un Autunno caldo con l’anteprima di L’amore è una favola in un grosso festival, lo spettacolo teatrale tratto da Non chiedermi come sei nata, con il mio adattamento, eccetera eccetera!

Buoni libri.

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6 pensieri su “Non chiedermi come sei nata di Annarita Briganti

  1. Rondinepink ha detto:

    Spesso il desiderio di riscatto alimenta una voglia intensa di raccontarsi così come la solitudine . Si e’spinti verso una maggiore condivisione … E poi Gioia , una donna tanto forte quanto fragile : come noi tutte!
    Un’altra recensione piacevole da leggere e un’intervista che mette in luce una brava autrice dei nostri tempi.

    Liked by 1 persona

  2. chiamamip ha detto:

    Una serie di temi scottanti, dal calvario della maternità negata al problema del lavoro in ambito culturale, trattati con grande sensibilità. Molto belle la recensione del libro e l’intervista con l’autrice. Sei davvero brava!

    Liked by 1 persona

    • stefaniamassari84 ha detto:

      Temi che toccano profondamente!
      Questa società ci impone di fare delle scelte, spesso dure.
      A quale prezzo?
      Tutto perché i sogni sono importanti e ci permettono di vivere la vita col sorriso.
      Non arrendiamoci!
      Grazie mille per il tuo sostegno.
      Sei una lettrice attenta. 😘

      Mi piace

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