Fiat 1100 di Gisella Colombo e Carmelita Fioretto

“Fiat 1100” è un romanzo a quattro mani scritto da Gisella Colombo e da Carmelita Fioretto edito dalla casa editrice Harlequin Mondadori. In questa storia dal sapore un po’ retrò, s’intreccia la vita dei protagonisti in una narrazione dove l’immaginario e il reale viaggiano in parallelo.

Milano, anni Sessanta. Anna, nata in una casa di ringhiera nel cuore della vecchia Milano, vive una vita fatta di sogni, di speranze e di attese. Appena ottenuto il diploma come Segretaria d’Azienda, trova un lavoro stabile presso lo studio di un notaio. Ripensa a quando era bambina e all’estati che trascorreva serenamente nella villa degli zii e a quanto il suo rapporto con la cugina Clara fosse speciale ed unico.  C’è un ricordo che soprattutto l’accompagna. Quando lei imboccava il viale della villa seduta sulla macchina di suo padre, una Fiat 1100, color panna, tetto nero e due fasce laterali cromate e il cuore le batteva così forte per le emozioni che provava perché quella era, per lei, la vera vacanza.

Ma adesso non è più quella bambina spensierata e sente che la vita le sta sfuggendo di mano. Non vuole arrendersi ad una vita già preimpostata e monotona, cerca il brivido, l’emozione e quella passione travolgente che caratterizza una vita ribelle e anticonformista. Invece si ritrova a stare con Guido, gioielliere e suo fidanzato storico, che ha la mania del controllo e scandisce il tempo come se fosse un automa inserito splendidamente in quella vita borghese che gli calza a pennello. Ma quell’uomo così prevedibile non le sta più bene e quella storia inizia a farla soffocare.

Una sera, mentre entrambi si trovano in un bar storico del centro di Milano, il Camparino, Anna nota le due uscite del locale ed inizia a fantasticare su come sarebbe se scegliesse di prendere quella via piuttosto che l’altra. Così facendo, si ritrova ad immaginare una vita alternativa, che rompe ogni barriera, ogni schema precostituito e che le insegna a godere di ogni attimo come se fosse l’ultimo.

Ed ecco che risoluta nell’inseguire i propri sogni, esce da quel bar ed inizia a camminare per le strade della città. Entra in un locale, il bar Jamaica, ritrovo di artisti ed intellettuali, e conosce André un fotografo affascinante, cosmopolita, alto, snello e con due occhi profondi in grado di leggerti nell’anima. Così, presi dall’impeto della passione accecante e convinti di essere assolutamente complementari, partono insiema alla volta della Provenza, poi di Parigi, New York, Vietnam e addirittura India. Anna finalmente riscopre il suo essere donna, femminile, seducente e libera, visita luoghi che non ha mai visto, prova sensazioni mai vissute, assapora il gusto dell’avventura e vive appieno un amore mai incontato prima.

Ma questo amore che sembra così forte reggerà? O è stato solo la follia di un momento?

Anna forse ritornerà dal suo Guido, quel gioielliere che non sarà perfetto, ma che le garantirà quell’amore certo ed affidabile nel quale si potrà rifugiare ogni volta che si sentirà sperduta e sola e lì, fra quelle braccia, potrà trovare quel calore che le manca e l’affetto sincero di una famiglia solida.

Di seguito l’intervista che le due scrittrici mi hanno gentilmente concesso.

1) Com’è nata l’idea di scrivere un libro a quattro mani?

Siamo molto amiche, condividiamo anche la passione per la scrittura. L’idea di scrivere a quattro mani è nata in maniera spontanea, frutto di tante riflessioni e considerazioni fatte insieme.

2) Fiat 1100 è un libro che si legge con piacere, la narrazione è fluida e il linguaggio utilizzato è spontaneo ed informale. Quanto lavoro di ricerca è necessario svolgere prima di arrivare alla stesura finale di un libro?

Noi abbiamo scritto innanzitutto di cose che già conoscevamo e che facevano parte delle nostre esperienze personali.

3) Gli anni ’60 segnano l’inizio di molte conquiste. Ad esempio l’inglese Mary Quant inventa la minigonna, che suscita scandalo ma cambia notevolmente il costume segnando una svolta per l’emancipazione femminile, nasce il fenomeno “Hippy” e la contestazione studentesca mobilita l’Europa intera.
Secondo voi era l’epoca dei veri ideali? Ogni rivoluzione consisteva in una conquista di fatto?

Gli anni ’60 sono stati senz’altro anni di grandi e veri ideali. Nel tempo la carica trasgressiva e, diciamolo, anche eversiva rispetto alla mentalità dell’epoca si è stemperata molto, ma noi donne di oggi abbiamo senz’altro un grosso debito verso le ‘sessantottine’. Ricordiamoci però di non abbassare la guardia.

4) Anna, la protagonista del romanzo, riveste un ruolo centrale.
Possiamo fare un parallelismo fra il ruolo della donna anni sessanta e quella del ventunesimo secolo?
Oggi, come allora, il ruolo della donna è confinato ad uno stereotipo?

Ancora oggi a volte, purtroppo, sono proprio le donne stesse a creare degli stereotipi. Dobbiamo anche tenere conto che le situazioni possono variare a seconda del contesto culturale e ambientale in cui una donna viene a trovarsi. La realizzazione personale è sempre una conquista che, ancora oggi, può richiedere una lotta non facile.

4) Guido e André, due uomini diversi. L’uno conformista e controllato, l’altro seducente spirito libero ed affascinante uomo cosmopolita. Perché la donna è sempre portata verso questa estenuante ricerca del piacere?

Più che di ricerca del piacere, parleremmo di ricerca dell’uomo ideale, che ognuna di noi si porta dentro, sia a livello consapevole che inconscio. Rinunciarvi ci espone forse al rimpianto, perseverare potrebbe condannarci alla solitudine. Una persona va amata per quella che è e non per come vorremmo che fosse.

5) Quanto conta inseguire i propri sogni per sentirsi realizzati?

Conta moltissimo, però bisogna anche essere realisti. Realizzare un sogno può comportare fatica, sacrifici, rinunce. E’ bene quindi essere sempre consapevoli delle proprie energie e capacità e pronte all’insuccesso. Se però si ha il coraggio di andare sino in fondo il premio è esaltante e giustifica una vita.

6) Anna viaggia con la fantasia, ma sceglie poi di sposarsi, fare dei figli ed accettare la quiete abitudinaria di un matrimonio consolidato. Il matrimonio può essere ancora considerato come un valore sacro da rispettare?

Vorremmo chiarire che non si tratta di un viaggio di fantasia, ma di una vita reale quanto l’altra. All’inizio del libro Anna è di fronte a un bivio e noi abbiamo voluto immaginare, e narrare, i due diversi e possibili sviluppi della sua vita a seconda della decisione presa.

7) Ci sono elementi autobiografici all’interno del libro?

Sì, ce ne sono diversi. Ma preferiremmo non dire quali…..

8) Quali sono i vostri prossimi impegni? Lavorerete ancora insieme?

Stiamo già riflettendo sul prossimo romanzo.

Buona lettura!

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