Quella vita che ci manca di Valentina D’Urbano

Alan, Vadim, Anna e Valentino, quattro fratelli che vivono in un quartiere di periferia chiamato la Fortezza, sono i protagonisti del romanzo “Quella vita che ci manca” scritto da Valentina D’Urbano, edito dalla casa editrice Longanesi.

Il solo nome, la Fortezza, fa pensare ad un fortino inespugnabile, limitato da confini impossibili da valicare e controllato a vista da cecchini spietati. In effetti è così, la Fortezza è un microcosmo all’interno del quale vivono dei disadattati in cerca di speranza. In mezzo al vile degrado, alla più cupa delinquenza e alla fame più nera, si stagliano alti palazzi dall’intonaco scrostato, occupati abusivamente e per nulla sicuri. Qui vive la famiglia Smeraldo costretta ad arrangiarsi giorno per giorno, a salvarsi la pelle per non finire al gabbio ed obbligata a delinquere per poter sopravvivere ad una vita che nessuno di essi ha scelto di vivere.

Il romanzo possiede un realismo brutale, è crudo, drammatico, ma anche terribilmente emozionante e carico di pathos. Una rabbia famelica e un dolore incessante scava dentro le viscere dei personaggi ed ogni ritratto psicologico è ben delineato ed affiancato da dialoghi scritti sapientemente. Ed ecco, senza volerlo, ti ritrovi catapultato all’interno della Fortezza riuscendo quasi a vivere la quotidianità di questi ragazzi.

Alan, il rabbioso e istintivo Alan, paragonabile ad una bestia che non nutre sentimenti umani, è crudele, vendicativo e spietato. Fa accordi con la malavita di quartiere credendo che cavarsela e provvedere ai suoi cari è quello che conta e non importa se il suo egoismo faccia precipitare la sua famiglia nella disperazione più assoluta perché lui è un temerario, sfida la vita e non capisce di essere un duro con un cuore da debole perché l’amore lo ha piegato. Vadim, costretto a vivere in un corpo di adulto, ma con un cervello da tredicenne a causa di un ritardo mentale, è quel tipico personaggio inconsapevole che oltre il perimetro della sua bonaria fantasia esiste un mondo spietato. Desideroso di affetto, s’innamora di Katia, ma il suo cuore puro soffre per l’abbandono di un sentimento non corrisposto. Anna, sorella tuttofare, rassegnata e stanca di arginare le frane cedevoli che gettano nel baratro la sua famiglia, non si oppone al suo destino che sembra averla dimenticata. Valentino, il sognatore, si sottomette al volere del fratello Alan e trascorre la sua vita immaginandone un’altra, migliore, diversa, sua. Avrebbe voluto aprire un’officina meccanica, ma invece di aggiustare auto le ruba.

L’unico collante per queste miserevoli vite è la famiglia che copre le spalle, che funge da conforto nei momenti bui e che ti abbraccia come una mamma. Una mamma fragile, che ha partorito i suoi figli da tre padri diversi, che fa le pulizie per mantenere la famiglia, una mamma dal cuore profondamente addolorato che spera di non perdere mai i propri figli evitando che non si mettano nei guai.

Soccombere o alzare la testa?

Questo è il leitmotiv di tutto quanto il romanzo che ti fa stare sempre col fiato sospeso, ti abitua a dei colpi di scena avvincenti, ti fa provare ogni sensazione vissuta dai personaggi come se fosse tua e che ti fa nascere dentro una ribelle voglia di riscatto volta all’inseguimento dei propri sogni.

Forse una risposta a tutto questo c’è: l’amore che lenisce le ferite e ti trasforma in una persona migliore. L’incontro con Delia, questa ragazza dai capelli strani e tagliati male, che ti guarda con questi occhioni grandi chiamata addirittura Secca, sarà decisivo per cambiare la vita di uno dei protagonisti?

D’altronde la vita è fatta di scelte perché sopravvivere non è vivere, ma è morire ogni giorno sempre più lentamente. Così Valentina D’Urbano ci racconta una storia d’amore e di speranza e a Quella vita che ci manca possiamo forse aggiungere quel pezzo necessario per sentirci veramente completi: quella felicità di essere noi stessi.

Di seguito l’intervista che Valentina D’Urbano mi ha gentilmente concesso.

1) Quella vita che ci manca è un libro diretto, crudo, drammatico, ma anche commovente e speciale.
Che sensazioni hai provato scrivendolo?
In realtà ho provato molte cose. Mi sono divertita insieme a Vadim, che è un bambino ingenuo nel corpo di un uomo. Ho amato Delia e Valentino e la loro storia d’amore, mi sono sentita vicino alla rassegnazione di Anna e alla rabbia di Alan. Il bello di scrivere è proprio questo: procedendo col romanzo si diventa parte della storia e dei personaggi.

2) Nel romanzo si racconta la vita di ragazzi di periferia costretti a vivere nella povertà assoluta ed obbligati a delinquere per sopravvivere.
Perché hai deciso di denunciare questa condizione?
Essendo nata e cresciuta in un quartiere che potrebbe essere molto simile a quello immaginario della Fortezza, ho voluto raccontare una storia di casa mia. I fratelli Smeraldo non esistono, ma di famiglie come la loro ce ne sono moltissime. E volevo dargli voce, “scagionarli” in qualche modo da quello che dall’esterno si può pensare di questa famiglia disastrata e composta da mezzi delinquenti, che però sanno volersi bene.

3) Secondo te, la gente che popola questi quartieri può realizzare davvero il sogno di vivere una vita normale?
Certo, basta avere la volontà di migliorarsi. Molto spesso però, questa volontà manca del tutto. Vuoi per pigrizia, per ignoranza, per mancanza di obiettivi e per l’assenza totale delle istituzioni, i ragazzi si perdono per strada, non sanno cosa fare per dare una svolta alla loro vita.

4) Il tema della famiglia è centrale. La famiglia ti sostiene sempre nonostante tutto e tutti.
Alan, Vadim, Anna, Valentino e la loro mamma ne sono una dimostrazione anche se in questo caso sono una famiglia allargata. Stessa madre ma padri diversi.
Com’è cambiato oggi il concetto di famiglia? E’ rimasto ancora uno dei valori fondamentali all’interno della nostra società?
Io non credo che esista un’unica tipologia di famiglia, come vogliono imporci. Ho sempre pensato che c’è una famiglia che ti capita, e altre che puoi scegliere. Se quella che ti capita è anche quella che sceglieresti sei fortunato, come nel caso della famiglia Smeraldo. Sono certamente un nucleo dalle dinamiche complesse, una famiglia sgangherata e disgraziata, e potrebbero andarsene ognuno per la sua strada, ma continuano a scegliersi ogni giorno, nonostante tutto.
E’ questo che fa una famiglia, e non necessariamente bisogna avere lo stesso sangue.

5) Valentino, un buono piegato al volere prepotente del fratello Alan in questa netta contrapposizione di ruoli dove il bene vince sul male.
Possiamo considerarlo un esempio positivo all’interno del romanzo?
Immagino di sì. Mentre Alan incarna perfettamente l’atmosfera del quartiere in cui vive, Valentino è quello che capisce di essere invischiato in una situazione misera e senza nessuno sbocco, e vuole mettersi d’impegno per cambiarla, e il voler risollevarsi da una vita sfortunata e senza possibilità è sicuramente un esempio positivo.

6) Delia, una ragazza in apparenza banale ma con una bellezza interiore speciale, tira fuori dai guai Valentino permettendo l’happy ending a questa storia che è stata vissuta con pathos e batticuore.
L’amore è da considerarsi come una speranza alla quale aggrapparsi per fuggire dal dolore?
Sì, ma non può essere l’unica uscita. Mi piacerebbe poter dire che l’amore salva e risolve tutto, ma non è così. L’amore aiuta, ma ci vogliono altre influenze.

7) Quale messaggio si potrebbe dare ai giovani che vivono in situazioni limite come queste? Soccombere o reagire?
Reagire sempre, pure quando pare impossibile.

8) Durante la stesura del romanzo, c’è stata una documentazione approfondita sulla vita di quartiere in periferia o tutto è frutto della tua fantasia?
Non mi è servito documentarmi, quel tipo di realtà ce l’avevo davanti a me tutti i giorni, ci avevo vissuto in mezzo anche io. Mi sono semplicemente guardata intorno. Per costruire la Fortezza ho usato i miei ricordi e quelli dei miei famigliari.

9) Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Dopo il breve spin off di “Alfredo” (che racconta la storia del rumore dei tuoi passi dal punto di vista del protagonista maschile) sto scrivendo un’altra storia, su cui però non posso ancora rivelare niente.

Buona lettura!

Annunci

3 pensieri su “Quella vita che ci manca di Valentina D’Urbano

  1. Mammayoga ha detto:

    Ne esce un romanzo per niente banale e che fa pensare alla vita, a quelle situazioni e contesti che fingiamo un po’ di non vedere … Io voglio continuare a credere che l’amore in qualche modo anche a noi sconosciuto salvi sempre…

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...