Capo Scirocco di Emanuela E. Abbadessa

Capo Scirocco è una storia che non si dimentica facilmente. Ti appassiona a tal punto da rimanerti impressa nella mente anche dopo giorni che hai terminato di leggerla. Il motivo è alquanto semplice: questo romanzo è un classico e mantiene intatte tutte quelle caratteristiche che possono coinvolgere il lettore.

“Capo Scirocco”, romanzo scritto da un’autrice sensibile e raffinata quale è Emanuela E. Abbadessa, edito dalla casa editrice Rizzoli, è ambientato in una Sicilia di fine Ottocento nella quale la frutta matura al sole, il pane ha quel profumo fragrante dei semi di sesamo e la ricotta calda diventa un rituale tipico che le masserie della zona elargiscono ai clienti appassionati. L’aria è tiepida e profumata di glicine e il mare che lambisce le coste regala un panorama mozzafiato.

Luigi, ragazzo nato da una famiglia umile, si reca in Sicilia in cerca di fortuna. Il canto è la sua ragione di vita e la sua voce vibra come quella di un tenore. S’imbarca su una nave ed arriva a Capo Scirocco per puro caso. Arrivato in paese, si trova costretto a dormire per strada, ma il destino vuole che una nobildonna, Rita Agnello, lo accolga a Palazzo Platanìa e lo ospiti nella sua dimora.

Ella gli offre un’educazione aristocratica, gli fa prendere lezioni di canto e lo introduce negli ambienti della società che conta sfidando ogni convenzione sociale e le chiacchere bigotte di paese. Man mano che le stagioni passano e il rapporto fra il giovane e la nobildonna s’intensifica, cresce di conseguenza anche il loro amore che da una passione fugace si rivela carico di sentimento sincero e di presenza costante.

I due alla fine decidono di sposarsi e di coronare il loro sogno d’amore, ma ahimè l’amore se da un lato rinvigorisce e dona calore e gioia, può far anche perdere il lume della ragione. Cosa succederà a Luigi e a Rita? Dove li porterà il loro amore? Riusciranno a vivere felici contro tutto e tutti?

Per scoprirlo basta leggere queste pagine intense, ricche di struggenti parole, che ti avvolgono l’anima sognante con la delicatezza che sanno effondere.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

1) Capo Scirocco è sia il titolo del romanzo sia il luogo dov’è ambientata la storia narrata che si trova nella bella Sicilia. Descriviamo questa terra piena di contraddizioni, ma ricca d’incanto e il tuo rapporto con essa?

Il mio rapporto con la Sicilia è di amore ed odio. Io mi sento e sono profondamente siciliana – anzi, catanese! – e dei siciliani temo di avere tutti i pregi e tutti i difetti (più difetti che pregi i miei, probabilmente). Dei siciliani amo l’apertura al diverso, il sentimento dell’accoglienza, la cultura antica, l’orgoglio e la generosità che sono caratteristiche insite e profonde nei miei conterranei. Però dalla Sicilia sono dovuta andare via e il mio conto con la mia patria d’origine è ancora aperto.

2) Il romanzo è collocato in un periodo storico ben preciso, l’Ottocento. Come mai questa scelta?
La collocazione temporale è stata dettata da una duplice motivazione: da una parte dovevo rendere credibile l’idea del trovatello preso a servizio senza troppe complicazioni burocratiche (oggigiorno sarebbe molto più difficile tra contributi Inps e tutto il resto); dall’altra mi piaceva modellare una lingua che giocasse su calchi ottocenteschi. Mi hanno sempre divertita gli esercizi di stile e questa mi è sembrata l’occasione giusta per lavorare sulla lingua italiana che amo profondamente e che mi rappresenta integralmente. Ma non solo: volevo rappresentare l’Italia nel momento in cui si concretizza un’idea di unità nazionale. Mi spiego, nel mio romanzo la musica è presente a tutti i livelli e Verdi e Wagner la fanno da padroni, ciascuno è associato a una delle due protagoniste. Verdi a Rita, dominata da passioni irrazionali come un’eroina da melodramma; Wagner ad Anna, razionale, moderna, autonoma. In realtà il contrasto ricalca la grande querelle che proprio alla fine dell’Ottocento si agitava in Italia sull’eccellenza di Verdi o di Wagner, una diatriba solo apparentemente musicale perché come sappiamo era invece legata alla questione dell’identità nazionale. Basti pensare ai patrioti che scrivevano sui muri “VIVA VERDI”, cioè “Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia”, pensiamo a Senso… Insomma, gli italiani che ancora non parlavano tutti l’italiano si riconoscevano simili grazie al fatto di parlare tutti la stessa lingua e quella lingua era la stessa del grande melodramma verdiano. Di contro, chi si riconosceva nei fremiti d’Oltralpe prediligeva Wagner.

3) Luigi è uno dei protagonisti principali. Un emigrato in cerca di fortuna con il sogno di diventare un cantante lirico. Possiamo rendere attuale la decisione presa da questo ragazzo e collocarla nella società odierna?

La collocazione storica è soltanto un pretesto. I sentimenti non hanno tempo e sono sicura che in un altro contesto storico gli esiti di una storia forte come quella che ho raccontato sarebbero stati gli stessi. Proviamo a immaginare un ragazzo di provincia che voglia sfondare nel mondo della canzone e vada a Milano per fare un’audizione o partecipare ai provini per un talent show. Ora immaginiamo che, senza mezzi, incontri una signora annoiata e in età, ben introdotta nella società che decida di assecondare il suo sogno ed aiutarlo. Non credo che gli esiti sarebbero molto diversi da quelli che ho descritto nel romanzo.

4) Donna Rita Agnello, la seconda protagonista del romanzo, è una nobildonna. Vive seguendo le convenzioni sociali adatte al suo rango, ma la potenza graffiante dell’amore legata ad una passione travolgente sconvolge ogni equilibrio. Che accezione diamo all’amore in questo caso? Positiva o negativa?

Come dico spesso, l’amore è molto sopravvalutato. Qui ad essere negativo non è il sentimento in sé ma gli esiti a cui può portare la perdita di contatto con la realtà quando si invertono i rapporti di potere all’interno di una coppia.

5) Capo Scirocco ha tutte le caratteristiche per poter essere definito un classico che resta impresso nella mente e che avvolge il cuore con tanto di dovizia di particolari. Quali elementi sono ancorati alla realtà e quali ad un mondo fantasioso e fantastico?

Tutto e nulla. Nel senso che gli elementi autobiografici sono molto pochi mentre la ricostruzione storica lo è del tutto. Non esiste Capo Scirocco e non esistono i luoghi che ho descritto o sarebbero potuti esistere. Si attinge sempre al vero quando si scrive, credo, e nulla si inventa del tutto.

6) La musica è un tema centrale all’interno del libro. Cosa rappresenta per te?

Ho cominciato a studiare musica a cinque anni, nella mia famiglia faceva parte del bagaglio di conoscenze di base che si dovevano avere: leggere, scrivere, far di conto e conoscere la musica. Una buona norma che, ahimè, è caduta in disuso ma che per me resta fondamentale. Con la musica ho fatto tutto, insegnandola, suonandola, cantandola, lavorando nell’organizzazione dello spettacolo musicale e scrivendone ma, come Donna Rita, con la musica mi sento un’amante tradita.

7) Il tema della fede è presente per tutta quanta la narrazione. Essa ci conforta, lenisce le ferite, funge da refugium peccatorum. Quanto è importante per te potersi affidare ad un Dio che abbraccia i suoi figli accogliendoli con amore?

Per me personalmente non lo è affatto ma rispetto le persone che hanno la fede e riescono a trovare conforto in Dio.

8) Perché Capo Scirocco dovrebbe appassionare i lettori?

Domanda difficilissima e che mi impaurisce un po’. Provo a rispondere senza pensarci troppo: perché è una storia senza tempo. Ho risposto bene?

9) Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Con il nuovo anno uscirà il nuovo romanzo ancora con Rizzoli e spero che il pubblico continui a seguirmi. Da parte mia l’impegno sarà quello di seguire il pubblico, ascoltarlo, rispondere alla sue domande e tenerlo sempre in massima considerazione perché un libro senza qualcuno che lo legge non è un libro davvero.

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