Se ho paura prendimi per mano di Carla Vistarini

“Se ho paura prendimi per mano” è un romanzo edito dalla casa editrice Corbaccio veramente ben scritto. La sua autrice Carla Vistarini ha davvero sorpreso e non perché le sue qualità di scrittrice non siano note a tutti, ma perché è la prima volta che si cimenta in questo genere letterario e devo ammettere che il risultato è assolutamente straordinario.

Il romanzo è caratterizzato da una vena umoristica davvero esilarante, da colpi di scena che si susseguono con un ritmo incalzante, da una trama brillante i cui protagonisti sono dei personaggi con delle spiccate personalità inseriti in un contesto che il lettore non si aspetta di trovare. In questo libro nulla può considerarsi banale, noioso, demotivante anzi il senso della narrazione viene mantenuto vivo da una capacità di scrittura dalla quale traspare una certa sicurezza nel fare buon uso della lingua italiana ed una fluidità che rende la vicenda piacevole da leggere. Il lettore può solo sentirsi catturato dalla storia e riconoscerne i pregi.

Roma. Smilzo si trova coinvolto in una rapina dai risvolti tragici avvenuta in un supermercato mentre lui era intento a comprare qualcosa da mangiare. Di lì a poco spunta una bambina che gli sferra un calcio sugli stinchi lasciandolo impietrito. La bimba ha circa tre anni, “le spalle come quelle di un passerotto”  e vedendola sola Smilzo cerca di aiutarla a ritrovare i suoi genitori. Lui d’altronde non può tenerla con sè perché è solo un barbone anche se un tempo la sua vita era molto diversa ed abituata agli agi. Il caso si complica perché a terra è steso il cadavere di una donna morta che si ipotizza essere la madre della piccola. Egli, costretto, fugge anche perché non ha con sè i documenti da almeno cinque anni e non vuole che venga riconosciuto dai poliziotti ed arrestato.

Smilzo vive sotto i ponti da parecchio ormai in completa solitudine. Un tempo era stato un manager di successo con una laurea in economia e un master in finanza, ma a causa di investimenti sbagliati aveva perso tutto. Il rapinatore intanto prende la bambina e Smilzo vedendo la scena gli fa uno sgambetto, la libera, prende il marsupio che l’uomo ha con sè e scappa insieme alla nana che non sa parlare e dice solamente una parola buffissima “F – f…ngulo”.

Nel frattempo, l’avvocato Charles Brandt va alla ricerca della bimba che a quanto pare custodisce un segreto. Infatti lei ha tatuato sul fianco sinistro una scritta criptata impossibile da decifrare. Così ingaggia Don Pietro per cercare quei due in cambio di un milione di euro da destinare alla parrocchia. Il caso dunque s’infittisce e Tano Curreri, il commissario designato, indaga e cerca di collegare gli indizi trovati, ma in realtà non è che sia poi molto astuto.

In una clinica, intanto, è ricoverata una donna sedata da medicinali e impossibilitata a muoversi. Forse potrebbe essere la madre della bambina. Si chiama Anna Buonconsiglio ed è l’erede universale di un patrimonio veramente cospicuo della quale Brandt risulta essere il tutore legale. Man mano che i giorni passano Smilzo si accorge che la nana non può più vivere in quello stato e cerca di contattare le persone che facevano parte del suo passato e persino un professore universitario in pensione che passeggia sempre con il suo cane Picchio al parco. Picchio, cane molto astuto, fiuta qualcosa, un pezzo di cartone nel quale è stato scritto un messaggio: “Professore ho bisogno del suo aiuto, mi metto in contatto io.”

Ma quella donna alla fine chi era? Perché è morta? E il tatuaggio a cosa corrisponde? Smilzo e la nana riusciranno a salvarsi?

Come si conclude la storia non posso di certo svelarlo, ma l’epilogo sarà tutt’altro che scontato. Sono sicura che anche voi, come me, vi appassionerete ad ogni singolo personaggio e capirete di aver letto una storia che ha persino dei risvolti commoventi ed un coraggio manifestato proprio da chi vuole avere nella vita la sua possibilità di riscatto.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso con un consiglio assolutamente da non perdere.

Buona lettura!

1) Se ho paura prendimi per mano è il tuo primo romanzo.
Come mai la scelta di intraprendere questa nuova avventura?

R. Considero il romanzo, e cioè Se ho paura prendimi per mano, non una nuova avventura ma piuttosto una variante di ciò che faccio da sempre per mestiere, cioè scrivere. Una nuova forma di scrittura, certo, ma soprattutto un modo diverso di arrivare al pubblico e cioè direttamente dalle pagine del mio libro. Dopo tante mie canzoni, spettacoli televisivi, commedie, film, portati al pubblico da grandi interpreti (ricordo Mina, Mia Martini, Ornella Vanoni, Renato Zero, Gigi Proietti, ecc, ecc, solo per citarne alcuni), intermediari di successo, il romanzo è una partita a due tra scrittore e lettore. E questo incontro diventa anche più personale quando presento Se ho paura prendimi per mano ai festival, nelle librerie, in eventi, insomma in tutte quelle occasioni in cui col lettore ci si guarda negli occhi. E scocca subito la scintilla.

2) La trama è avvincente, caratterizzata da un ritmo incalzante e da colpi di scena che tengono il lettore vigile e attento. Secondo te, come si costruisce una storia di successo nella quale fantasia e realtà si fondono insieme?

R. Sono convinta che il requisito indispensabile per scrivere una trama avvincente sia quello di essere un lettore inesauribile. Solo leggendo continuamente, appassionatamente, e di tutto, ci si può impadronire dell’arte dell’intreccio, della trama articolata e perfetta, ricca di colpi di scena e nello stesso tempo lineare e logica. Leggere molto significa diventare abili nell’indovinare come va a finire, chi è l’assassino, chi ha tradito chi, ecc. Ecco, per essere più furbi del lettore che li leggerà, e mantenere la suspense della storia che stanno raccontando, gli scrittori devono essere prima di tutto lettori all’ennesima potenza di quanti più libri possibile. Io leggo instancabilmente, perché mi piace moltissimo. Tra i miei autori preferiti, e che consiglio a tutti (oltre i grandi classici la cui lettura do per scontata), ci sono Jorge Luis Borges, George Orwell, Leonardo Sciascia, Dino Buzzati, Ray Bradbury, D.H. Lawrence, e fra i contemporanei Jonathan Franzen, Joe Landsale, Robert Crais, Arnaldur Indridason, Mankell, e… mi fermo qui perché la lista è infinita.

3) Ogni personaggio di Se ho paura prendimi per mano ha una sua personalità ben definita ed ognuno compone il mosaico della narrazione.
Quanto studio e spirito di osservazione c’è dietro la descrizione di ognuno di essi?

R. Tanta curiosità ed empatia. Gli altri siamo noi, allo specchio. Se e quando riusciamo a ricordarcelo, ogni istante diventa prezioso e il volto di qualcuno, la sua voce, il suo sguardo, ci raccontano vite intere che potrebbero essere la nostra. Smilzo, la Bambina, il Professore, Don Pietro, Tano il commissario e tutti gli altri personaggi, inclusi i cattivi che popolano le pagine del mio romanzo, si sono fatti largo nella storia direttamente dall’osservazione della gente, della strada. La vita è il più avvincente dei romanzi e scorre tutti i giorni sotto i nostri occhi.

4) Il romanzo descrive la storia di Smilzo, un ex manager di successo che subisce un tracollo finanziario ed ora è costretto a vivere sotto i ponti.
Credi che la parte più dolorosa del vivere questa condizione sia avere uno stile di vita completamente ribaltato o fare i conti con la propria coscienza?

R. Smilzo, questo strano barbone che nella sua vita precedente è stato un uomo molto ricco e potente, vive la sua situazione di indigenza assoluta con un notevole distacco, e con rassegnazione. Si è adattato senza troppe scosse a una vita più che scarna, praticamente misera, dove la fortuna più grande è che non piova, così da mantenersi all’asciutto nella casa di cartoni dove è finito a vivere, sotto i ponti. Eppure Smilzo non rimpiange la sua ricchezza passata, anzi. Oggi ne vede le implicazioni aride, superficiali, schiaccianti. La povertà assoluta gli ha regalato una nuova serenità, quella di non aver più nulla da perdere, e la certezza di aver perso, con l’altra sua ricca vita, solo cose negative, e cioè le persone che lo contornavano solo per il suo potere, e il superfluo. Oggi ha tempo per pensare e per riflettere. Si sente umano finalmente, mentre prima era una macchina da soldi. Oggi è vulnerabile, ma prima paradossalmente lo era di più, e infatti la crisi lo ha schiacciato. Smilzo è oggi un uomo ancora giovane, che dall’ultimo gradino della società si trova pronto a ricominciare a vivere e a riconquistare la sua dignità. E non si lascia sfuggire l’occasione giusta, che nel romanzo è rappresentata da una piccola bambina di 3 anni, sola e smarrita, senza famiglia e indifesa, incontrata per caso e per destino durante una rapina.

5) Smilzo e la bambina riescono a creare un rapporto simbiotico, quasi genitoriale direi.
I figli sono di chi li cresce?

R. Sono certa che tutti noi nasciamo per essere genitori. E’ nel nostro DNA essere pronti a occuparci dei piccoli, a proteggerli a crescerli e renderli autonomi, in grado di affrontare poi da soli la vita. In questo senso Smilzo, il barbone, quando si trova a dover farsi carico della bambina, affrontando mille peripezie e difficoltà, incluse sparatorie e corse a perdifiato contro il tempo per sfuggire a una caccia mortale, si rivela pronto a mettersi in gioco, con coraggio e tenerezza, senza sapere come andrà a finire, ma nella certezza di non potersi sottrarre al compito supremo e affascinante di prendersi cura totalmente di un altro essere umano, piccolissimo e indifeso.

6) Credi che Smilzo riesca alla fine a redimere la sua coscienza fino in fondo?

R. Credo che le parole grosse, come redenzione, appunto, siano belle ma pericolose, come cercare di dividere le cose e le persone in buoni e cattivi, in bianco e in nero, in angeli e diavoli. Sono una sostenitrice del buon senso, cioè di quell’attitudine umana positiva e pacata che permette di adattarsi alle circostanze, restando animati da una profonda bontà d’animo, dal rispetto per gli altri, e da una visione saggiamente laica della vita. Col buon senso credo non si possano che generare comportamenti felici, per sé e per il prossimo. Quindi, tornando a Smilzo, penso che la sua coscienza sia un colorato scenario di opportunità, con dei chiaroscuri vivaci, che dipingono in ogni caso un paesaggio umano invidiabilmente sereno e piacevole, per sé e per chi gli sta vicino.

7) Questa è una commovente storia di coraggio nella quale si sperimenta cosa sia il senso profondo della solitudine. La solitudine può essere considerata uno dei mali della nostra epoca?

La solitudine ha due facce, credo. E forse più di una. Ma le due più importanti sono opposte. C’è quella triste e oscura della solitudine imposta dalla società in cui viviamo e che deriva dalla rincorsa al denaro, al successo, all’apparenza, alle mode, e che non lascia il tempo di rendersi conto che intorno a noi quegli esseri che si muovono freneticamente non sono formiche o figurine. Sono persone esattamente come noi, spesso impegnati nella stessa folle corsa o rincorsa a qualcosa che è sempre un passo avanti al traguardo che abbiamo appena raggiunto. Quella solitudine è la più difficile da combattere, perché vi siamo immersi senza neanche rendercene conto. Solo quando la macchina si ferma e il mondo tace, allora il vuoto sommerge tutto. Ecco, questa solitudine che definirei amara e dalla quale si deve cercare di fuggire, è l’opposto dell’altra faccia della solitudine, quella benevola. Parlo dello stato di serenità interiore che solo il confronto con se stessi, senza spinte esterne, senza condizionamenti, può dare. Ecco, Smilzo è passato dalla solitudine amara a quella benevola e benefica.

8) Cos’è per te la scrittura?

Come mi è già capitato di dire, per me la scrittura è lavoro. Vivo di scrittura da quando avevo vent’anni, quando uscì la mia prima canzone, “Mi sei entrata nel cuore”, scritta per gli Showmen, gruppo storico poi divenuto Napoli Centrale con il grande James Senese. La canzone entrò in classifica e da allora la scrittura, musicale, televisiva, teatrale, cinematografica e letteraria è stata sempre il mio lavoro. Vivo di questo. Per cui scrivere rappresenta un grandissimo impegno, un continuo esame con se stessi, per rispondere alla domanda: è degno, ciò che sto scrivendo, di arrivare al pubblico? E’ all’altezza del più alto e impossibile dei traguardi? E’ tale che non io ma il pubblico sia felice di ascoltarlo, o leggerlo? Ecco, la scrittura è questo: pensare al pubblico e lavorare per lui, per farlo divertire, emozionare, appassionare.

9) Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Sto scrivendo il nuovo romanzo, che va un po’ a rilento perché la promozione di “Se ho paura prendimi per mano” mi coinvolge molto e mi porta continuamente in giro per l’Italia, lontana dalla quiete e dalla concentrazione necessarie a dedicarsi totalmente al completamento del nuovo romanzo. Ma conto comunque di terminarlo a breve e pubblicarlo al più presto. I lettori me lo chiedono e a loro non si resiste. Intanto invito tutti quelli che non l’hanno ancora fatto a leggere subito Se ho paura prendimi per mano, anche perché il nuovo romanzo sarà in parte un sequel e quindi conoscere le avventure di Smilzo e della bambina oltre che appassionante è imprescindibile. Quindi buona lettura a tutti! E sempre in alto i cuori.
Per finire un consiglio dalla piccola bambina protagonista di Se ho paura rendimi per mano: “Se vi sentite soli prendete per mano qualcuno, con fiducia. Funziona!”

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9 pensieri su “Se ho paura prendimi per mano di Carla Vistarini

  1. Carla V. ha detto:

    Grazie Stefania, della bellissima intervista e della recensione sentita e accurata. E’ stato un piacere, Molte condivisioni su Twitter e visualizzazioni su Facebook. Grazie! 🙂

    Liked by 1 persona

    • stefaniamassari84 ha detto:

      Ma grazie a te, di cuore per la tua disponibilità, sensibilità e precisione nel descrivere nel dettaglio ogni tua emozione. Aspetto il tuo romanzo con affetto e gioia.
      Sono felicissima di questo riscontro.
      Un abbraccio cara. 🙂

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