Un Terremoto a Borgo Propizio di Loredana Limone

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Il romanzo comincia con una dedica speciale “A chi ogni volta si ricostruisce” ed è sintomatica del fatto che ogniqualvolta si cade ci si può rialzare sempre e comunque nonostante degli eventi più o meno traumatici abbiano segnato il nostro cammino. ” Un Terremoto a Borgo Propizio”, scritto da Loredana Limone, edito dalla casa editrice Salani, vuole essere un romanzo che parla alla vita e che di essa si nutre.

Il borgo viene definito come “un balsamo per il cuore, un posto da favola dove vivere una fiaba, un luogo che ha il sapore delle ricette riuscite perché è terapeutico.” E’ una roccaforte che come un condottiero ha resistito alle intemperie ed ha combattutto le battaglie più ostili riuscendo a portare ai suoi cari abitanti ottimismo e speranza. Costruito durante il periodo del Medio Evo abbraccia, dall’alto della sua collina, i propiziesi facendoli sentire protetti e al sicuro.

Ma poi al sicuro lo saranno veramente?

La vita di paese è così “non c’è nulla di privato che non sia pubblico”, ogni pettegolezzo scalda gli animi, ogni notizia da ingenua e semplice informazione può ingigantirsi fino a diventare un fatto scandaloso. Si sa tutto di tutti. Ogni cambiamento viene colto, carpito, afferrato e non passa mai inosservato e gli abitanti diventano quasi caricaturali, simili a delle macchiette, con un vissuto da raccontare ed emozioni da metabolizzare.

Quello di Borgo Propizio, nello specifico, è una piccola comunità con la sua spiccata personalità. Ogni famiglia incarna un microcosmo le quali dinamiche sono spesso difficili da comprendere e, come una matassa dai fili ingarbugliati, complicate da dipanare.

Ad esempio, Belinda, Cesare e Claudia non sono proprio la famiglia modello da seguire. Belinda, venuta dalla città, ha aperto nel borgo una latteria “Fatti Mandare dalla Mamma” nella piazza del Municipio. Ha un carattere deciso, di miele e spine, e un rapporto conflittuale con Francesco, il suo fidanzato. Claudia e Cesare, bè come definirli, ognuno per sè. Lui brillante avvocato sta seguendo una causa importante per il paese su dei volumi antichi e di pregio; lei moglie trascurata ha una passione viscerale per la lettura che l’accompagna in qualsiasi momento della sua giornata. Poi c’è Letizia, zia di Claudia e prozia di Belinda, grandissima fan del Gran Musicante che si mostra affettuosa e benevola nei confronti delle nipoti e che monitora con occhi attenti la situazione ma sceglie di tacere per non stravolgere gli equilibri già precari.

Francesco è uno chef rinomato, dopo un soggiorno a Londra, gestisce al borgo il Ristorante Rimembranze. Conosce la sua Belinda e sa che non è affatto semplice starle dietro, ma il suo è un amore sincero.

Felice Rondinella, dal nome alquanto ilare, è il sindaco di questo allegro borgo. E’ più attratto dal genere maschile, ma l’omosessualità in paese è ancora un tabù, quindi è meglio tacere e combinare un matrimonio di facciata con Marietta, donna coraggiosa ed agguerita che ha rilevato il 50% del negozio Fili Fatati Dal 1888 e che è inoltre la proprietaria del B&B Le Due Sorelle. La sorella Mariolina, invece, è la moglie di Ruggero, marito devoto e servizievole. Lei è amministratrice, organizzatrice e coordinatrice dell’A.C. Propiziese, il quale marito è presidente e tifoso; lui è titolare della EdilBorgo, un pò ignorantello e dal congiuntivo non facile e via dicendo perché molti altri personaggi ancora si susseguiranno nel corso della narrazione.

I rapporti umani, come si può notare, non sono mai così limpidi come sembrano all’apparenza ed è per questo motivo che Mariolina, sentendosi trascurata dal marito (anche lei) si prende una cotta per Mirko Mezzanotte, assessore allo Sport e Tempo Libero. Francesco rincorre Belinda perché lui vuole convivere, invece lei per niente perché attaccata alla sua casetta dove “ogni singolo mattone e ogni singolo chiodo e ogni singolo oggetto parlano di lei” ed ecco che un agnellino è sempre preferibile ad una tigre e Francesco la tradisce con Andreina, la sua assistente sempre molto mansueta ed obbediente.

Cesare, dal canto suo, stufo del suo matrimonio che ormai cade a pezzi, si è invaghito di Ingrid Gatta, donna con occhi astuti che lo attirano come una calamita, che è poi la direttrice della biblioteca del borgo. Per lei sta seguendo una causa importante. Il sindaco, invece, ha totalmente perso la testa per Leon, “quel ragazzo gli aveva trapanato le emozioni”  funzionario statale di Chisinau con il quale ha ampiamente tradito Lele, suo compagno di sempre.

In mezzo a questa baraonda di emozioni e storie ingarbugliate, un evento tragico colpisce all’improvviso il paese: un terremoto che riduce Borgo Propizio in macerie. Abitazioni distrutte, propiziesi evacuati, oggetti smarriti, sogni cancellati, speranze appassite, occhi increduli e cuore disarmato. Il terremoto ha spazzato via tutto: ricordi, momenti vissuti, gioie e dolori condivisi lasciando gli abitanti impotenti e smarriti. “Borgo Propizio era un luogo dall’anima pulita” adesso è sporcato da macerie e detriti sparsi ovunque. In mezzo a tutto questo trambusto, un omicidio: Tranquillo Conforti giace riverso a terra nei pressi della Viottola Scura.

Contro le calamità del tempo ci si sente impotenti ma contro l’efferatezza degli uomini?

Ed ecco che il maresciallo Saltalamacchia, ” in grado di tracciare la geografia dell’anima in base a pochi sguardi” si mette immediatamente alla ricerca del colpevole, mentre il sindaco cerca di porre subito rimedio per far si che i suoi concittadini non soffrano ancora come è successo invece ad altri terremotati costretti a vivere per anni nei container. Abruzzo, Emilia, Irpinia, Belice, Friuli nessuno può dimenticare quelle immagini e quel dolore sordo negli occhi. D’altronde, il suo motto era “Borgo Propizio felice”, ma la burocrazia unita ad un’amministrazione ostile funge da intralcio. “Case vuote ai terremotati” propone il sindaco, mentre Ruggero non le avrebbe mai consegnate gratuitamente infischiandosene della situazione d’emergenza.

Resta ancora una speranza? Borgo Propizio può ritornare a splendere ancora come un tempo?

La risposta è sì perché nel momento del bisogno ci si aiuta, si mettono da parte le divergenze accumulate e si fa fronte comune. Ci si analizza e ci si sofferma a pensare a come sarebbe diverso se tutti ci dessimo una mano perché forte è il bisogno di sentire l’altro vicino ed è soprattutto nelle tragedie che si capiscono quali siano le cose importanti e ciò che prima si riteneva una priorità, spesso materiale, adesso non lo è più perché gli affetti e il senso di famiglia vengono messi al primo posto e all’improvviso sembra che ogni cosa trovi la giusta collocazione.

Un marito si rende conto che la moglie non sorride più come prima e cerca di rimediare sperando che non sia troppo tardi; una coppia di fidanzati innamorati si ricongiunge perché quel sentimento di amore puro vale più di qualsiasi altra cosa; si combinano matrimoni di facciata perché la solitudine è dura da gestire e crea il vuoto attorno ed ogni rapporto ritrova l’equilibrio perduto in nome di una serenità ritrovata.

Questo è “Un Terremoto a Borgo Propizio”, un romanzo che fa riflettere regalandoci quel senso profondo di calore umano che poi è quello che ci fa sentire speciali.

Di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

L.Limone con Terremto

 

1) “Il posto che non c’è più bello del mondo.”
Così definisci il borgo alla fine del romanzo.
Che sensazioni provi quando pensi a questo luogo sospeso nel tempo e nello spazio?

Calduccio e piacere.

2) Il borgo è popolato da tante anime diverse, accoglie le vite di questi protagonisti, ognuno con una personalità ben distinta.
A quale sei affezionata di più e perché?

Sono per me tutti significativi naturalmente, ma: sento molto vicine le due sorelle perché vivono un rapporto sororale come il mio, conosco bene il dolore di Antonia e a Claudia affibbio i miei acciacchi. Adoro il G.M. e da ragazza avrei aperto una latteria.

3) Il terremoto si rivela “propizio”.
Dalle macerie ci si può rialzare più forti di prima oppure ciò che accade ci cambia in maniera irreversibile?

Spesso è il bene che si gira al male, ma fortunatamente accade anche il contrario, come in questo caso. Sì, dalle macerie ci si può, anzi ci si deve rialzare. Cambiare o no, varia da persona a persona.

4) L’Aquila, Messina sono state alcune delle città colpite gravemente dal terremoto. Monumenti in rovina, gente che non ha più una casa.
Il romanzo vuole essere una denuncia sociale?

Io stessa, il 23 novembre 1980, sentii a Napoli il terremoto dell’Irpinia e lo ricordo. Il romanzo è un segno empatico verso tutte le vittime dei sisma.

5) Quanto conta l’elemento fantastico?

Nel parlare di un terremoto in un romanzo, intendi? Credo sia fondamentale per non raccontarlo in maniera angosciante.

6) La comunità di un piccolo paese è solitamente pettegola e a tratti surreale.
Qual è la bellezza di un paese di provincia?

La famosa qualità “a misura d’uomo” che bisogna provare per capire.

7) Sei appassionata di gialli visto che si narra di un omicidio avvenuto proprio a Borgo Propizio?

Assolutamente no, salvo eccezioni non li leggo e preciso che non ho scritto un giallo. Ma la vita è fatta di cose belle e cose brutte… e a Borgo Propizio va in scena la vita.

8) Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Ho da poco pubblicato il libro di fiabe “Due incredibili storie di Natale” e lo promuoverò per tutto dicembre. Poi continuerò le presentazioni di TERREMOTO e ho appena consegnato Borgo 4 che chiude la saga. Ora mi sta frullando in mente una nuova trama…

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