Olga di carta di Elisabetta Gnone

Olga di carta

La metafora del viaggio ha da sempre affascinato. Il mondo della letteratura è pieno di esempi di viaggiatori illustri che hanno fatto del viaggio l’obiettivo principale della loro vita intraprendendo percorsi che avevano a che fare più con la vera introspezione del loro io che con le tappe da raggiungere. Le perenigrazioni di Ulisse, che Omero tanto decantava nella sua Odissea, hanno regalato a noi lettori quella fascinazione tipica di chi si meraviglia davanti agli occhi del mondo perché Ulisse incarna il mito del viaggiatore per eccellenza che, partito dalla sua Itaca, ha saziato la sua sete di conoscenza e superato i propri limiti.

La metafora utilizzata può essere attualizzata ed associata a libri nei quali si rispolvera l’antica concezione del viaggio mai dimenticata: conoscere per conoscersi. “Olga di carta”, libro scritto dalla sensibile e sognatrice penna di Elisabetta Gnone, edito dalla casa editrice Salani, è una favola moderna dai valori antichi nella quale il sogno, il mito e la leggenda si fondono in un’unica parola: il viaggio.

Quello di Olga non è un viaggio, ma “il viaggio straordinario” dove il determinante “il” ne evidenzia tutta la sua unicità. Osservando con un attento occhio clinico la copertina del libro si prospetta la figura, di profilo, di una bambina con dei lineamenti aggraziati ma totalmente disegnata col colore nero. Un dettaglio insignificante direte voi, invece no, perché questo dettaglio può assumere il significato allegorico di una creatura fragile, invisibile, che non scorge la bellezza intima e profonda di ciò che è nascondendosi dietro una gabbia fatta di paure ed insicurezze. Il volto serio, proteso in avanti, disvela occhi che prima erano incapaci di vedere ma che, una volta aperti, scoprono un mondo intriso di meraviglie che gravitano tutte intorno. Sono meraviglie colorate, variopinte, caleidoscopiche quelle che le si prospettano innanzi e che la copertina riassume tramite la sua simbologia che spetta al lettore decifrare andando avanti con la lettura del libro.

Una favola per sognatori quindi che scandisce il suo tempo rispettando quella che è la struttura classica del racconto. Si inizia dal prologo introduttivo nel quale viene presentata Olga Papel, bambina di undici anni, originaria della contea di Balicò, che amava raccontare bene le sue storie…trasformando fatiche e pensieri in sogni e speranze”. Quando Olga cominciava a raccontare tutto il paese tendeva il suo orecchio ed, incuriosito dalla stravaganza del racconto, prestava ascolto ed affascinato rimaneva per ore in sua compagnia. Tramite le sue storie, Olga aveva scoperto come annientare il demone della paura trasformando le insicurezze in punti di forza e le fragilità in umane debolezze anche perché lei stessa affermava che queste storie le aveva vissute realmente.

Esile come un ramoscello, ma con una tempra d’acciaio, Olga era stata cresciuta da due donne, mamma Nora e nonna Almida, perché orfana di padre. Nora si occupava delle vigne, dell’orto ed ogni sera in pancia raccontava alla sua bimba una storia. A sei anni, infatti, Olga girava per la campagna da sola col suo cane Valdo ed amava raccontare storie proprio come la sua mamma. I suoi più cari amici, Mimma e Bruco, erano soliti condividere con lei dei pomeriggi spensierati. Affezionatissimi ad Olga, la consideravano fantastica per le sue eccezionali qualità.

Durante il loro girovagare, Olga li intratteneva piacevolmente con le sue storielle tant’è che iniziò a raccontare di una certa bambina, Olga anche lei, cresciuta nel villaggio nevoso di Montetabà la quale era alquanto speciale perché era una bambina di carta. Dopo dieci anni di vita trascorsi nel villaggio, una sera chiese alla mamma se poteva avere il permesso di andare a trovare la maga Ausolia perché voleva diventare una bambina normale ovvero in carne ed ossa. La mamma cercò in tutti i modi di dissuaderla, perché il viaggio sarebbe stato insidioso, ma lei determinata nei suoi intenti preparò la sua borsa con dentro il necessario e partì pronta per affrontare il suo viaggio straordianario.

Durante il suo vagare, Olga di carta incontrò il venditore di tracce che vendeva tracce che delineavano il percorso da affrontare; un tasso parlante che abitava in un cuniculo sotto terra ed aveva una voce da tenore e Melo che riuscì a portarla in salvo facendola viaggiare in mongolfiera. Poi ancora IK che abitava nella terra di ghiaccio e la carovana degli allegri mattacchioni del circo che avevano il compito di trovare chi si era perduto e che facevano tappa nelle varie città portando in scena “Il Miomagnifico spettacolo”.

Fra le città da visitare c’era Rapusino, la città dove abitava la maga Ausolia con la quale Olga di carta ebbe un dialogo intenso. La bambina infatti raccontò del perché di questo viaggio e di quanto fosse determinata nel voler diventare una bambina normale, ma la marcia verso la realizzazione di un sogno costa fatica ed Olga avrebbe dovuto superare delle prove. Per Olga rinunciare alla sua vecchia vita non sarebbe stato affatto un problema tanto non l’amava ed ecco che nell’epilogo finale di questa storia avviene un colpo di scena.

Quale? Tocca a voi lettori scoprirlo.

                                                    MAI RINUNCIARE A SE STESSI

Questa è la morale che si potrebbe ricavare dal libro Olga di carta. Una frase semplice, composta da cinque parole, ma ognuna carica di un significato profondo proprio perché rinunciare a se stessi è la cosa più facile da fare, rinnegare la propria personalità è la strada meno tortuosa da seguire. Infatti chi sceglie di rimanere se stesso deve fare i conti con ciò che è. Deve accettare fragilità, debolezze, un carattere poco incline al cambiamento, deve lottare per mostrarsi al mondo, deve imparare a difendersi, deve trovare il coraggio che la paura relega in un angolo buio della propria anima, deve imparare a scoprire la sua unicità fatta di bellezza, armonia, pregi e difetti, determinazione e incoscienza e quando ci si sente inadatti, inferiori, diversi, sbagliati, provare a reagire sempre anche se la lotta costa fatica e dolore perché i sogni meritano sempre più di una possibilità e scorgere il sorriso dietro una lacrima, un cuore grato per avercela fatta, una speranza che non sia fatta di carta che vola via nel vento, ma che sia radicata come le scarpette di corteccia che aderiscono al suolo è il regalo più grande che si possa ricevere.

Questa è Olga di carta una favola contemporanea che insegna a volerci bene.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

1) “Olga di carta” può essere definita una favola moderna contenente valori antichi?

Mi piace l’idea di definire “Olga di carta” una favola, perché io scrivo favole. Olga contiene molti messaggi scritti con un linguaggio che si serve di metafore e allegorie che fanno riferimento al mondo fantastico per spiegare ai bambini dei concetti complessi. Scrivo prima di tutto per me, per appagare la mia gioia di scrivere e la mia bambinità. I miei racconti nascono da sensazioni vere, stimoli che vengono dalla realtà, e la difficoltà di sentirsi, essere o affrontare il diverso presente nella nostra società è servita da stimolo al racconto di Olga.

2) Il contatto con la natura è uno dei temi predominanti del libro. Olga, ad esempio, vive in un bosco e ne percepisce suoni, colori e odori.
Tu che rapporto hai con la natura?

Io sono cresciuta in mezzo alla natura. Ci vivo. Alcuni ragazzi, ad esempio, la conoscono poco. Se chiedi loro quando maturano le mele può anche darsi che non ti sappiano rispondere. La natura ti fa stare bene, ti consola, ti coccola.

3) “A volte la realtà supera la fantasia” così afferma Olga di carta quando si trova nella terra di ghiaccio.
Al giorno d’oggi c’è più bisogno di realismo o di fantasia?

La fantasia è il motore del progresso. Serve ad immaginare qualcosa che ancora non esiste, ma potrebbe essere molto utile. Rompe gli schemi mentali ed è assolutamente necessaria.

4) Olga di carta non si accetta, si sente diversa a tal punto da voler diventare una bambina normale, in carne ed ossa.
Perché si fa fatica a comprendere che la diversità è sinonimo di unicità?

Essendo animali l’istinto determina i nostri comportamenti. Chi è stato abituato fin dall’infanzia a confrontarsi col diverso, chi ha potuto viaggiare, sperimentare, conoscere altre culture non teme, ma è piuttosto incuriosito dal diverso. Chi invece non è stato aiutato perché non gli sono stati forniti gli strumenti giusti ha mantenuto una mentalità chiusa ed ha sviluppato diffidenza e finanche il terrore.

5) Il viaggio straordinario intrapreso da Olga di carta c’insegna che la paura può essere trasformata in coraggio e che non bisogna mai aver paura di provare.
Questo può essere il modo giusto per affrontare la vita con determinazione?

La vita è un lungo viaggio straordinario. Non è facile e spesso la soluzione non è sempre a portata di mano. Servono buonissimi amici ed imparare a non essere a disagio con se stessi.

6) Perché il viaggio assume una valenza simbolica così forte? Che significato gli attribuiamo?

La frase da te utilizzata “conoscere per conoscersi” ne esplica il senso. Io potrei aggiungere “chi si ferma è perduto” nel senso che se non si è felici bisogna seguire il proprio istinto, compiere delle scelte e cercare di realizzare i propri sogni. Ecco perché il viaggio è considerato una forma di arricchimento personale proprio perché ci fa acquisire maggiore consapevolezza nei confronti di noi stessi e delle nostra capacità.

7) I lettori di oggi, bambini e ragazzi in questo caso, sono lettori attenti e curiosi?

I lettori di oggi leggono molto e devo ammettere che leggono sui libri e giocano sui tablet.
Con immenso piacere devo dire che la carta resiste.

8)
Quanto tempo c’è voluto per scrivere “Olga di carta” ?

L’idea, come ho scritto sopra, viene da sensazioni, stimoli che provengono dal vivere quotidiano, da internet, dalla società dove il diverso viene preso di mira e discriminato. Inoltre, volevo creare una storia diversa da “Fairy Oak” quindi ho impiegato molto tempo.

9) Hai un personaggio preferito?

No, devo ammettere che mi piacciono tutti.
Giubàt, il coniglio, Olga stessa…quindi non c’è un personaggio preferito.

10) La sensibilità è un valore aggiunto?

Assolutamente sì!
La vita va vissuta, bisogna imparare a difendersi e a non aver paura soprattutto della propria sensibilità.

 

 

 

 

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