Florence di Stefania Auci

 

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Ci sono storie che rimangono impresse nel cuore.
Le riconosci per la piacevolezza della trama e per lo stile fluido, coinvolgente e raccolto che ti riporta immediatamente all’epoca in cui è ambientato il romanzo.
Questa trasposizione temporale riesce a determinare la riuscita di un libro ben scritto perché è davvero meraviglioso potersi immedesimare in una storia e vivere le stesse emozioni dei protagonisti.

Florence”, edito dalla casa editrice Baldini & Castoldi e scritto dalla penna sensibile di Stefania Auci, può essere definito come un classico d’altri tempi che ci fa riscoprire il senso profondo dell’amore e quello spirito di sacrificio e lotta in nome di ideali profondamente radicati nell’animo umano.
Fa da cornice la storica città di Firenze che si incastona perfettamente con il periodo storico che è costretta a vivere ovvero la prima guerra mondiale descritta da un punto di vista nuovo, attuale nel quale i protagonisti sono dei giovani ragazzi che credono ancora nella speranza di un futuro migliore.
Lo scenario introspettivo per certi versi è già introdotto nel Prologo:
“Greve in Chianti 1914. È un autunno che ha il volto dell’inverno. Sull’altura un casale un ragazzo e una ragazza uniti.”
Eccezionale frase d’apertura che rende curioso il lettore che sognante comincia ad immaginare.

Si parlava appunto di giovani ragazzi come protagonisti:
Ludovico Aldisi, cronista a La Nazione, ambizioso, testardo e di umili origini, vuole recarsi in Francia per seguire il conflitto armato come inviato di guerra; Dante Ducceschi, amico benestante e collega universitario di Ludovico, diventato assistente di letteratura francese del professor Laurenti; Luciana la sorella di Dante e Irene, la figlia del professore.
La vita di questi ragazzi è scandita dai cambiamenti che la guerra è costretta a far subire loro.

“Le donne avevano la pena negli sguardi. I bimbi si nascondevano dietro le lunghe gonne. Altri sputavano per terra maledicendo la sorte.”

Ludovico monitora la guerra in trincea, Irene pensa alla sua Parigi e alla sua sete di libertà che in Italia purtroppo non riesce a soddisfare per la situazione contingente e dove una donna per sentirsi realizzata deve necessariamente sposarsi e fare figli ancorata alla figura della moglie come angelo del focolare domestico. Conosciutisi nel gruppo di amici comuni, fra i due scocca una scintilla che inizialmente si tende a mortificare.
Ludovico  è sempre stato in guerra, lui appartiene a se stesso e per riscattarsi avrebbe fatto di tutto. Lui non ha tempo per l’amore.
Irene, invece, combattente nell’animo legge i poeti simbolisti e pensa anch’essa a come potersi ribellare ad un sistema che la vede vittima e non protagonista della sua vita.

“Perché il mondo è così ostile alle donne? Perché non ci viene permesso di essere noi stesse?” si chiede.

Ebbene l’emancipazione femminile legata al riscatto sociale sono i grandi temi che la scrittrice inserisce nella narrazione e che possono essere traslati ai giorni nostri.
Irene si domanda ancora: “La libertà è una parola femminile eppure è appannaggio degli uomini.”
Ciò fa di Irene una moderna eroina, una giovane donna pensante che utilizza le sue doti per eccellere e rivoluzionare il sistema che la vuole prigioniera di stereotipi ormai demodé.
È un esempio positivo per tutte noi.

È vero l’orrore della guerra comporta ferite difficili da rimarginare, sogni infranti e macerie nell’animo, ma la forza dell’amore unita alla voglia di crederci ancora rende tutto possibile ed ecco che s’impara ad affidarsi a braccia che ci fanno da scudo perché l’amore, quello vero, rende migliori.

“Tu sei mio. Io sono tua.” e adesso appartenersi non spaventa più.

Questo c’insegna “Florence” ad amare la vita e a sognare in grande, magari appoggiandoci a chi ci vuol bene, perché la vita non va ricordata, ma va semplicemente vissuta.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

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1) Come si fa a scrivere della guerra in maniera così delicata?

Bella domanda. Quelle che io descrivo sono le prime fasi del conflitto, in cui ancora i contendenti non hanno dato dimostrazione di quanto il conflitto potesse diventare crudo e atroce. Le grandi avanzate, le trincee sarebbero arrivate dopo. Nelle prime settimane si combatteva una guerra che rispondeva ai canoni del 1800, con le grandi armate in movimento sul campo. Io ho cercato di descrivere quello che poteva vedersi su un campo di battaglia e l’ho fatto usando un linguaggio semplice. Ho scritto come so, senza cercare effetti splatter o sensazionalismi. Spero di esserci riuscita.

2) Perché scegli di ambientare il romanzo a Firenze, città d’arte e di nobili sentimenti?

Perché mi affascinano i contrasti e volevo parlare di una storia che narrasse la vita vera, quella fatta di meschinità e rabbia oltre le cortine della bellezza e della perfezione. Firenze è stata la culla del Rinascimento, in essa hanno avuto sede alcune degli episodi più feroci della storia di quel periodo: pensiamo alla congiura dei Pazzi o alla dittatura religiosa di Savonarola. La sua bellezza nasconde cicatrici indelebili. E poi, la vita di Ludovico, Irene e Claudia è complicata, e quale sfondo migliore potevo chiedere?

3) Ludovico Aldisi, Dante e Luciana Ducceschi, Irene Laurenti sono i giovani protagonisti del romanzo. Ognuno porta con se la voglia di riscatto e di credere in un futuro migliore. Possiamo definirli dei modelli positivi?

Sarò sincera, non ho mai pensato ai miei personaggi come modelli da imitare. Li ho sempre considerati più “persone” con una loro vita, un passato e un futuro. Credo che, al più, possano essere considerati degli archetipi, delle figure con dei tratti che ho ravvisato in persone che vivono accanto a me. Nessuno di loro è completamente positivo, forse solo Luciana e Irene riescono a mantenere la loro integrità, ma a prezzo di fatica e sforzi. Sia Dante che Ludovico, invece, fanno i conti con i loro problemi, la loro finitezza, e scontano i limiti delle proprie ambizioni e dei desideri.

4) Ludovico subisce una metamorfosi. La guerra lo conduce alla verità, l’amore gli dona una fiducia rinnovata nei confronti della vita. È davvero diventato una persona migliore o rimarrà sempre un cinico arrivista?

Ti ringrazio per avermi fatto questa domanda. Ludovico è il personaggio che mi è più caro da molti anni a questa parte. La sua metamorfosi, come giustamente scrivi, è frutto del combinato guerra+amore: da una parte le illusioni che crollano e lo mettono in discussione, dall’altra il doversi confrontare con ciò che ha perduto.
Credo che lui abbia vissuto questo passaggio perché era pronto: se non fosse andato in guerra, il suo animo si sarebbe assuefatto all’ipocrisia e all’arrivismo in maniera definitiva e invece questo non accade proprio perché la morte che vede in Belgio lo riporta alla cruda verità dell’esistenza. Cosa ci lasciamo dietro? Chi siamo? Abbiamo speso bene la nostra vita?
Queste sono le domande che lui si pone e a queste domande da una risposta Irene. Lei gli mostra ciò che era stato: in un certo senso, Ludovico riconosce in lei ciò che era e che ha scelto di non essere più in nome di un prestigio sociale che si è rivelato vano.
Quindi, per rispondere alla tua domanda: non so se Ludovico sia una persona migliore. È certamente una persona diversa, più vera e responsabile. Il cinismo è una corazza che non gli appartiene più.

5) Irene Laurenti, simbolo di coraggio e determinazione, porta avanti il sogno di essere una donna libera che vuol avere gli stessi diritti dell’uomo. Cambiano le epoche ma una donna deve sempre lottare per affermare se stessa, secondo te perché?

Scrivi la parola “donna” in una frase, sostituiscila con gay, o nero. Non cambia molto, vero?
Si tratta di schemi mentali creati in secoli di predominio di un gruppo sociale su un altro. Chiedere di scardinare questo schema mentale da un giorno all’altro è difficilissimo, ma non impossibile. Io sono e voglio essere fiduciosa, voglio sperare che con l’educazione, con la proposizione di modelli positivi, con la giusta progettualità educativa e scolastica si possa cambiare qualcosa. Le donne per troppi secoli sono state considerate cose. Sì, oggetti. Quest’atteggiamento continua: la donna è un’appendice sessuale dell’uomo, sia a livello sessuale che sociale. I modelli femminili positivi e fattivi che ci vengono forniti sono molto pochi rispetto all’idea della donna come oggetto sessuale/madre/figura ancillare all’uomo.
Irene vive nel 1914 ma mi domando ancora oggi quante donne e ragazze si siano sentite dire che non possono fare una cosa perché è “da uomini? Quante bambine si sentono dire “ti comporti come un maschiaccio?”. Cominciamo a liberarci da questi schemi. Abbiamo dimostrato di poter essere alla pari degli uomini. Siamo diverse, non inferiori, è bene cominciare a interiorizzare questo concetto. Irene lo fa, se ne rende conto e per questo odia la sua condizione.

6) Claudia Anselmi invece subisce pesantemente le angherie del marito pur di non perdere il prestigio sociale. Perchè hai voluto mettere a confronto due tipologie di donne completamente diverse tra loro?

Proprio per polarizzare al massimo il conflitto. L’ho fatto scegliendo di descrivere due personaggi  opposti per età, condizione sociale e cultura. Claudia è una donna del suo tempo, con dei vincoli sociali che per lei sono immutabili e intangibili. La disapprovazione sociale, in quel periodo, era un deterrente ben più forte di qualunque sanzione e Claudia che proviene da un ambiente sociale agiato, in cui la forma è tutto, sceglie l’ipocrisia di una relazione extraconiugale proprio perché non ha scelta. Sembra un gioco di parole ma non è così: Claudia non ha alternativa. Soprattutto, e questa è la cosa più grave, non prende in considerazione nessun altro modo di essere. Vive la sua femminilità come una gabbia da cui non sa scappare.

7) Dalla lettura di Florence i lettori possono trarre una morale?

Eh. Parola grossa.
Credo che il lettore sia anche un po’ coautore del libro che legge: legge in esso attraverso il filtro delle proprie esperienze di vita, del suo vissuto e delle emozioni che prova in quel momento. Ciò che a me interessa soprattutto è aver dato ai miei lettori spunti di riflessione ad esempio sulla condizione femminile, o sul ruolo che hanno i mezzi di informazione nella nostra vita. E poi, se proprio di morale dobbiamo parlare, credo che potrebbe ravvisarsi in questo: non è mai troppo tardi per cambiare la propria vita e diventare forti abbastanza da camminare sulle proprie gambe, senza puntelli esterni.

8) Quali sono i tuoi prossimi impegni?

Un altro storico, sempre bello tosto. Ambientato in Sicilia, stavolta. Non sarà semplice.

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