Equazione di un amore di Simona Sparaco

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“Ci sono amori che aprono spazi e altri che quegli spazi li riempiono. Amori che spalancano finestre, facendo entrare il vento, la pioggia, la  neve; e altri che si preoccupano solo di proteggere, di tenere al riparo dalle intemperie.”

Lea è la protagonista, insieme a Giacomo e a Vittorio, del romanzo “Equazione d’amore” edito dalla casa editrice Giunti e scritto dall’autrice Simona Sparaco.

È un libro, come si evince già dal titolo scelto, che parla d’amore. Non è affatto semplice parlare di un sentimento così complesso né esporlo dalla voce diretta dei protagonisti che in realtà si affannano a cercare di comprenderne il senso. Quindi ciò che ne risulta è un evidente romanzo che non scade nella banalità, ma che in maniera sublime studia le caratteristiche dell’amore fornendo al lettore un quadro analitico ben delineato nel quale l’aspetto psicologico predomina su quello razionale.

Lea è una studentessa che come tante ragazze frequenta il liceo ed ha seri problemi in matematica. Incontra Giacomo, studente dell’ultimo anno, con la risposta sempre pronta, una preparazione invidiabile e soprattutto appassionato di fisica. Lea si fa avanti colpita dal suo fare distaccato ed incuriosita chiede delle ripetizioni. Lui accetta e da quel momento fra di loro s’innescherà un’alchimia potente che li unirà per sempre, ma non nel senso romantico e nostalgico di una fantastica storia d’amore perché il loro sarà un amore tormentato. Giacomo è un borioso con un cuore indomabile, è sfuggente, distratto e con un dolore sordo in fondo all’anima che traspare dai suoi occhi. In Lea è proprio questo che l’attrae, vuole salvarlo, capire, ma finirà per allontanarsi.
Passano anni, il periodo dell’adolescenza lascia il posto ad una stagione della vita più matura. Giacomo diventa assistente di un professore della facoltà di lettere e lei, per una coincidenza frutto del destino, è la studentessa che dev’essere esaminata.
Riallacciano i rapporti, l’attrazione diventa il collante della loro unione, una vacanza ad Antiparos lascerà il segno per sempre, ma Lea si illuderà ancora. Lui è sempre irraggiungibile, emotivamente distante e lei decide di andarsene per sempre.
Quest’amore tossico la sta distruggendo, parte per Londra e lì incontra Vittorio, l’uomo che le cambierà la vita e che poi diventerà suo marito. Singapore diventa la sua patria, ma il cuore non abbandonerà mai il ricordo di quell’amore. Se nonché la notizia della pubblicazione del suo romanzo la sveglia dal torpore di una vita preimpostata.
L’Italia è la meta e chissà se reincontrerà nuovamente Giacomo?

Tre vite dunque unite da un unico destino. Per Giacomo forse ciò che ti accade è razionalmente spiegabile in maniera scientifica persino l’amore resta legato ad una definizione ben precisa e l’alchimia che si instaura fra due persone è dovuta a reazioni chimiche che si scatenano all’interno del nostro corpo. Per Lea in realtà non è così perché l’amore non è un sentimento programmabile, l’amore accade ed è il cuore a decidere per te.

Quando poi esso diventa morboso, causa dimagrimento ed innesca meccanismi che minano la salute dell’anima, ecco che la passione travolgente lascia il posto ad un amore solido, stabile e corrisposto. Vittorio è stato questo: un amore maturo che l’ha salvata, curata ed accudita perché lui “ha avuto la pazienza di farla splendere di nuovo.”
Anche se Vittorio è un tipo che misura le emozioni e Lea in quella città così supertecnologica e cosmopolita si sente soffocare. La perfezione di quel luogo e la prevedibilità di suo marito demoliscono ogni suo slancio emotivo, si sente in gabbia e si rifugia nella scrittura per esorcizzare i fantasmi del passato che le impediscono di proseguire, ma Vittorio è colui che le permette di mantenere l’ordine che si contrappone al caos che sconvolge ancora adesso il suo cuore nonostante sia diventata una splendida donna.

È vero, Giacomo rappresenta una sorta di “anticonformismo sentimentale” come lo definisce la stessa scrittrice, colui che per il suo fare sfuggente attrae irresistibilmente, ma è talmente anaffettivo, individualista, ombroso, logico ed egoista che la paura di legarsi è già la causa principale per evitare ogni tipo di coinvolgimento emotivo.

Allora di chi fidarsi o a chi affidarsi?
L’amore può essere spiegato tramite un’equazione matematica?
E perché pur essendo consapevoli che certi amori hanno uno scheletro così fragile si decide di viverli ugualmente anche se portano all’annullamento di sé?

L’amore quindi è dipendenza?
L’amore è semplicemente amore.

Non resta quasi mai ingabbiato ad una definizione e non è neanche possibile spiegarlo razionalmente perché è un sentimento e in quanto tale subisce gli influssi stabili o instabili delle pulsioni del cuore.
L’amore giusto e perfetto, quello che come un abito calza a pennello per la nostra anima, non esiste perché essendo essere imperfetti siamo mutevoli proprio come spesso è l’amore, ma esiste un’unica forma d’amore slegata da ogni preconcetto che senti tua e che ti fa sentire che quello è l’amore che avresti desiderato incontrare.
Allora quella costante ricerca della persona giusta ad un certo punto si arresta, il cuore finalmente si sente in pace, smette di lottare ed apre  un varco che è come un lasciapassare per il cuore altrui che, piano piano, si fa spazio permettendo l’incontro di due anime simbiotiche che si sono finalmente scelte.

Viverlo davvero è ciò che conta nonostante le fragilità ci muoiano in gola e ci si senta sopraffatti dalla continua paura di sbagliare ed allora il cuore rifiorisce e quel senso di appartenenza corona il sogno di una vita: quello di amare ed essere amati.

Questo è ciò che ci insegna “Equazione di un amore” e il linguaggio spontaneo, aperto, vero e sensibile di Simona Sparaco ci fa rimanere incollati al libro che è sempre un crescendo di emozioni, spunti e colpi di scena ed alla fine capisci che il senso di tutta la vita è godere della pienezza di un amore puro che lenisce le ferite e che col suo sorriso ti riporta al mondo.

Buona lettura!

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

simona sparaco

1) Raccontiamo ai lettori la genesi di questo romanzo?

“Equazione di un amore” nasce con una riflessione sul fenomeno dell’entanglement di fisica quantistica, che dice che se due particelle interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separate non possono più essere descritte come due sistemi distinti perché tutto quello che succede a una continua a influenzare l’altra anche se distanti anni luce. E’ un fenomeno che riguarda il micromondo, ma perché non applicarlo anche ai sentimenti e renderlo il fil rouge di una storia d’amore? Ma se la fisica quantistica, almeno nel mio romanzo, è un pretesto per parlare d’amore, così l’amore è un pretesto per parlare dei grandi temi della vita: il destino, la famiglia, i diversi modi di intendere il mondo, la grande diatriba tra il cuore e la ragione.

2) Secondo te, è possibile definire l’amore e se sì vorrei che ne approfondissimo la questione riferendoci ai protagonisti della storia?

L’amore è quanto di più indefinibile possa esistere a questo mondo. Ci sono tanti tipi di legami, quelli sentimentali che coinvolgono due persone che non hanno legami di sangue sono forse tra i più sfaccettati. Il tipo di legame che ho cercato di mettere in scena è di quei legami distruttivi, frustranti, che si nutrono di una passione torbida e difficile da controllare e gestire. Lea non riesce a sottrarsi al richiamo di Giacomo, ma ha a che fare con un uomo ferito, disturbato da qualcosa che è accaduto nel suo passato e che lo ha condannato all’anaffettività. L’equazione in amore non esiste, e se esiste di certo non è uguale per tutti, e ancora più certamente dovremmo essere noi a cercare di risolverla e non aspettare che ci pensi qualcuno dall’esterno, Aggrapparci a quella soluzione come se non dipendesse solo da noi. L’amore secondo me, quello più auspicabile almeno, è un accompagnarsi nel mondo, con un senso di pienezza che renda il tragitto più emozionante. E’ tracciare insieme una strada, non aggrapparsi a qualcuno che la tracci per noi.

3) Lea è una donna che lotta con tutta se stessa per questo amore così viscerale che nutre nei confronti di Giacomo, ma che negli anni si rivelerà tossico. Perché l’amore diventa spesso dipendenza tanto da portare all’annullamento di sé?

Se non ci si ama, non si può pensare di trovare completezza in un legame sentimentale. Gli amori, come quelli che legano Lea e Giacomo, sono come degli specchi. Si cerca in quella persona qualcosa che di noi non abbiamo imparato ad affrontare e nel tentativo di superare quel limite potremmo finire per annientarci. Ma è qualcosa che ci riguarda profondamente, indipendentemente dalla persona che in quel momento funge da specchio. Più che dipendenza è incapacità di desistere. E’ come un muro che se non impariamo a scavalcare o superare ci terrà inchiodati lì chissà fino a che punto e a che prezzo.

4) Parliamo di Giacomo e del suo “anticonformismo sentimentale” ?

Credo che abbiamo conosciuto quasi tutte almeno un Giacomo nella vita, e a giudicare dalle lettrici che mi scrivono, l’anticonformismo sentimentale si può trovare a tutte le età. Non a caso però, ho cominciato questa storia nell’adolescenza, età dove personaggi come Giacomo trovano più terreno fertile nei cuori delle ragazzine trasognanti. Giacomo però nasconde un mistero, e allora lo struggimento di Lea, in fin dei conti, trova un senso e un appagamento in questa continua ricerca. Alle volte dietro un anticonformismo sentimentale non si nasconde un disagio, bensì un reale egoismo, un narcisismo che potrebbe lasciarci con la sensazione di aver solo perso del tempo.

5) Vittorio, invece, il marito di Lea, il suo porto sicuro, può essere considerato un vinto o un vincitore?

Non ci sono né vinti né vincitori. Il senso della mia storia si trova solo alla fine, un finale spiazzante e inaspettato che però allarga il suo orizzonte a una concezione meno materialista dell’esistenza.

6) Oriente ed Occidente nell’ambientazione di questo romanzo.
Perché questa scelta e cosa ti affascina dell’uno e dell’altro?

Un Oriente tutto concentrato su un futuro che a tratti arriva a negare il suo passato e un occidente, per certi versi morente, che però racchiude nel suo cuore una dimensione umana che non andrebbe perduta. E’ per questa immagine, per questa risposta che ti ho appena dato che ho deciso di imbarcarmi in trecento e più pagine di passione e tormento. Il senso del finale sta tutto qui: il cuore dell’Occidente che riscalda la freddezza dell’Oriente.

7) Perché i lettori dovrebbero leggere “Equazione di un amore” ?

Posso riportarti un bellissimo post che a Pasqua ha fatto capolino sulla mia pagina. Un post per me memorabile che diceva più o meno così: “Gentile signora Sparaco, devo chiederle scusa perché lei ha impiegato trecentocinquanta pagine per scrivere questo romanzo e io l’ho divorato in poco meno di 24 ore. Ho bruciato la frittata, i miei figli non hanno mangiato, mio marito si è arrabbiato, ma io sono felice come una Pasqua. Perciò tanti auguri”. Se qualcuno avesse voglia di provare l’ebbrezza di bruciare una cena e affamare una famiglia, allora prego, fatevi avanti. In ogni caso, buona lettura.

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