Il magico potere della traduzione raccontato da Stefania Marinoni

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Tradurre un libro richiede costanza, impegno ed una forte passione per le lingue e la letteratura in generale e l’adattamento di ogni parola dall’inglese all’italiano ad esempio o di qualsiasi altra lingua utilizzata comporta un lavoro certosino che consiste nel far combaciare spesso il significato con il significante.
In particolar modo, il mestiere del traduttore c’introduce in un universo letterario proveniente per l’appunto da paesi stranieri che faticheremmo a conoscere se il libro non fosse stato tradotto nella nostra lingua d’origine proprio perché non tutti sono a conoscenza di una seconda lingua e ne hanno dimestichezza.

Ricordo che leggere un romanzo in lingua originale aveva un sapore speciale perché mi riportava nell’habitat originario dell’autore ed imparare a conoscere le sfumature linguistiche della lingua inglese o francese era un’emozione senza pari.

Successivamente, ho iniziato a far caso al lavoro dei traduttori che svolgono un ruolo fondamentale nella riuscita di un libro ben scritto senza per nulla scavalcare l’autorità del singolo autore, così ho deciso di rendere merito alla loro figura professionale così preziosa ed oggi ho voluto intervistare la bravissima traduttrice Stefania Marinoni che fra i tanti libri tradotti ha nel suo portfolio “Chi di noi” libro edito dalla casa editrice Nottetempo e scritto dal grandissimo Mario Benedetti.

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Qui di seguito potrete leggere l’intervista che Stefania Marinoni mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

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1) Cos’è per te la traduzione?

Considero la traduzione una sfida ai limiti del linguaggio, da affrontare con entusiasmo e fantasia, ma anche senso di responsabilità verso l’autore e i futuri lettori. Inoltre la traduzione per me è un lavoro e credo sia importante non dimenticarsene mai. Solo così riusciremo a superare quello che definisco “il paradosso del traduttore”: la consapevolezza di svolgere un lavoro privilegiato in condizioni tutt’altro che privilegiate.

2) Traduci dall’inglese e dallo spagnolo all’italiano quale lingua trovi più musicale?

Lo spagnolo è senza dubbio una lingua più affine all’italiano e siamo portati a riconoscerne immediatamente la musicalità. Tuttavia, l’inglese riserva maggiori sorprese: molti testi hanno un ritmo interno che può sfuggire a una lettura frettolosa. Come dice Franca Cavagnoli, è importante cogliere la voce del testo.

3) I due idiomi, inglese e spagnolo, provengono da due ceppi linguistici diversi: l’uno è germanico, l’altro è romanzo.
Che differenze possiamo cogliere traducendoli?

Tradurre dall’inglese richiede uno sforzo maggiore, perché spesso è necessario modificare la struttura sintattica della frase: in un certo senso, questo lascia maggiore spazio al traduttore, che deve operare più scelte. L’affinità tra spagnolo e italiano, entrambe lingue romanze, fa sì che a volte ci sia una corrispondenza quasi completa tra la frase originale e quella tradotta e non è necessario intervenire sulla sintassi. Di contro, i falsi amici sono sempre dietro l’angolo!

4) Di quali e quante fasi è composta una traduzione?

Bella domanda: dipende molto dal testo che traduco. Di solito parto da una fase preliminare che comprende la lettura del libro in originale e una ricerca sull’autore e sulle eventuali opere già tradotte in italiano, poi c’è la fase di stesura della traduzione a cui seguono l’autorevisione e la rilettura finale. Per certi autori, penso ad esempio a Mario Benedetti, la fase di ricerca è stata molto importante, mentre quando ho tradotto autori con poche opere all’attivo o non tradotti in Italia questo passaggio è stato inevitabilmente più breve. Per me la fase più importante è la traduzione: cerco sin dalla prima stesura di produrre subito un testo, se non pubblicabile, almeno leggibile. Sembra banale ma so di molti colleghi che, invece, fanno una prima traduzione molto approssimativa per poi rivedere e rileggere più volte il testo, affinandolo via via. Immagino sia una questione di abitudine, o di carattere: io tendo ad annoiarmi facilmente e ho sempre bisogno di novità. Dev’essere per questo che non amo la fase di rilettura 🙂

5) A quale libro sei più affezionata?

La sfilata dell’amore di Sergio Pitol, pubblicato da gran vía edizioni. Mentre frequentavo il Master in Traduzione Letteraria all’Università di Siena, il mio professore di traduzione dallo spagnolo, Antonio Melis, mi ha proposto di tradurre le prime pagine del libro come esercitazione. Mi sono immediatamente innamorata dello stile di Pitol e ho promesso a me stessa che, prima o poi, avrei trovato un editore disposto a farmi tradurre quel romanzo. E dopo due anni il sogno si è avverato!

6) Puoi raccontarci qualche aspetto divertente del tuo lavoro?

Pensando a come rispondere a questa domanda, mi sono resa conto che la traduzione editoriale dev’essere proprio un lavoro solitario, dato i momenti più piacevoli vengono sempre dal contatto con altre persone. Se c’è una cosa che non smette di divertirmi, è la disponibilità e l’umiltà degli scrittori sudamericani: quando mi capita di scrivere a qualcuno di loro faccio sempre del mio meglio per scrivere un’e-mail educata e formale; spesso sono anche professori universitari e di certo nessuno di noi scrive a un professore italiano che non conosce dandogli del tu. Immancabilmente, l’autore di turno mi risponde con entusiasmo, come se ci conoscessimo da anni, iniziando con un “Querida Stefania” e concludendo con l’immancabile “Un gran abrazo”.

7) Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

Giovedì 7 aprile sarò a Roma all’Istituto Italo – latino Americano insieme a Francesco Fava e Sebastiano Triulzi per parlare della mia traduzione di Chi di Noi (di Mario Benedetti, edito da Nottetempo) alla presenza, tra gli altri, dell’ambasciatore dell’Uruguay. Confesso che sono già emozionata.
Lunedì 11 aprile, invece, alla libreria Marabuk di Firenze presenterò Riccardo Duranti, che ci parlerà della sua traduzione delle poesie di John Berger (Il fuoco dello sguardo, Coazinzola Press). Anche qui l’emozione è grande: presentare un traduttore come Riccardo è un vero onore per me!
E poi naturalmente ci sono le fiere editoriali, come la Bologna Children’s Book Fair (4-7 aprile), i convegni come Italiano Corretto (Pisa, 15-16 aprile) e altre presentazioni in cantiere… Come si dice, stay tuned!

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