Per Cristo e Venezia di Sibyl von der Schulenburg

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“Per Cristo e Venezia” è un romanzo storico edito dalla casa editrice Il prato e scritto da Sibyl von der Schulenburg, autrice ed ultima figlia di Werner von der Schulenburg che, prendendo spunto da alcune opere scritte in precedenza dal padre, ha rielaborato in chiave moderna i suoi libri per catturare l’attenzione di un pubblico che sia il più eterogeneo possibile.

Sibyl, essendo fra l’altro una scrittrice bilingue, è riuscita in una memorabile impresa ispirandosi ad un libro del padre che era diventato un bestseller in Germania, tra l’altro pubblicato anche in greco, ma mai in italiano. Dal suo costante impegno e dalla sua passione per la letteratura è nato “Per Cristo e Venezia” nel quale si può visibilmente percepire l’essenza unica di suo padre, scrittore tedesco, che aveva cercato di promuovere la letteratura costruendo un ponte culturale fra Germania e Italia.
Durante le sue ricerche, Werner volle soffermarsi su uno dei membri più illustri della sua famiglia, il feldmaresciallo Johann Matthias, e far di lui il protagonista del romanzo.

Il romanzo è ambientato nel 1716 e il conte Johann Matthias, condottiero ed eroe, è chiamato a difendere l’isola veneziana di Corfù dall’incombente minaccia dell’impero ottomano che vuole a tutti i costi abbattere il mondo occidentale legato inevitabilmente ai suoi valori, alle sue tradizioni e alla sua cristianità. Il conte viene davvero considerato un eroe perché l’impresa non è per nulla semplice, infatti dovrà contrapporre ad un esercito di ben quaranta mila soldati i suoi tremila, ma il senso del dovere unito all’amore per la patria e alla gloria che verrà perpetrata nei secoli, riuscirà a far sconfiggere il nemico turco e a salvare l’Europa.
Il grido di battaglia “Per Cristo e Venezia” che dà anche il nome al libro sarà l’incitamento migliore e garanzia di successo.

Al clima cavalleresco e battagliero, si unirà l’amore per due nobildonne che farà vacillare alcune certezze del feldmaresciallo tanto da fargli pronunciare un pensiero ad alta voce:

“È forse questa la differenza tra l’uomo e la donna, nessun amore, per grande che sia, potrà portare l’uomo a rinnegare il suo nome e la sua patria.”

Emergono così, durante la lettura del libro, delle figure di donna che sono esempi viventi di un’emancipazione femminile per nulla scontata nel ‘700, ma apprezzabile e degna di lode se si pensa che la cultura araba tentava in tutti i modi possibili e immaginabili di schiavizzarle e renderle succubi di una società nel quale la donna da essere dotato di raziocinio doveva essere sottomessa al volere dell’uomo.

Il romanzo, nonostante sia stato scritto in un’epoca non più recente, è attuale perché le tematiche affrontate sono lo specchio dei nostri tempi.
Anche oggi, come allora, “Il vero nemico dell’Europa sta in oriente” e gli eventi accaduti negli ultimi mesi ne sono una testimonianza.
Gli atti terroristici, così come la volontà dei musulmani più estremisti di attaccare e dominare l’Europa non è mutata e tutto viene svolto in nome di una guerra santa che provoca morte, feriti e dolore.

Ma se nel ‘700 uomini valorosi, come il feldmaresciallo Johann Matthias, prendevano a cuore le sorti di un paese, adesso chi penserà a noi? Chi difenderà il nostro popolo in nome della pace?

Il feldmaresciallo è riuscito, unendo le forze, a salvare l’Europa dall’attacco nemico dimostrandosi un valoroso esempio di nobile virtù e di coraggio e noi invece cosa dovremmo fare?
Basterà unire le forze per abbattere il nemico affinché l’odio non predomini e la pace rimanga l’unico collante fra le nazioni?
Perché siamo profondamente stufi e addolorati di sentirci così impotenti di fronte a tanta barbarie, meritiamo la pace e il diritto alla vita che non deve esserci mai negato.

Pur mantenendo il linguaggio aristocratico e forbito in uso in quell’epoca, reso poi contemporaneo grazie al lavoro certosino della traduzione, Sibyl von der Schulenburg riesce ad appassionare il lettore e a far apprezzare la bellezza di un genere letterario come quello del romanzo storico.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

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1) Esistono legami indissolubili come quello fra un padre e una figlia. Che emozioni prova ancora adesso nel tramandare l’opera di suo padre, lo scrittore tedesco Werner von der Schulenburg?

Posso dire d’aver vissuto una vita accanto a mio padre benché lui sia morto quando io avevo solo quattro anni. Sono cresciuta sotto l’effige sua e del feldmaresciallo Johann Matthias von der Schulenburg, due personaggi oggi uniti sul monumento nel Cortile del Tribunale a Verona, uomini che hanno avuto un peso sia nella storia europea che in quella mia personale. Ho letto varie volte tutte le opere di mio padre, ho cercato tracce di lui tra i tanti documenti nell’archivio privato di famiglia, e ne ho ricostruito la vita nel mio romanzo storico “il Barone”. Ma solo dopo aver trovato un mio stile personale di scrittura, e dopo essermi affermata come autrice di psicoromanzi, sono riuscita a prendere in mano una sua opera per riproporla, in veste modernizzata, in questo momento storico particolare. L’emozione è stata enorme e duplice: raccontare la storia del membro più famoso della nostra famiglia, usando ricerche e trame elaborate da mio padre.

2) L’Italia e la Germania tramite questo libro “Per Cristo e Venezia” hanno creato un ponte culturale che unisce due nazioni. È questo il ruolo della letteratura? Abbattere distanze e creare dialogo fra i popoli?

Creare ponti culturali, in particolare tra Italia e Germania, è stato uno dei compiti più importanti nella vita di mio padre. Ideò e fu responsabile della rivista “Italien” dal 1927 al 1930. Si trattava di una rivista mensile con la quale si proponeva di portare cultura italiana in Germania. Abbattere le distanze e creare dialogo tra i popoli è certamente uno dei ruoli della letteratura e “Per Cristo e Venezia” serve allo scopo raccontando la collaborazione tra un condottiero prussiano e la Serenissima Repubblica di Venezia, per il raggiungimento di un fine comune: la salvezza dell’Europa, dell’occidente e del “pensiero cristiano”, inteso quale combinazione tra fede e ragione.

3) Il romanzo storico attira ancora appassionati lettori?

Il genere di romanzo storico che propongo io, e prima di me mio padre, è una storia ambientata in una cornice temporale breve con attenzione puntuale ai dettagli per fornire esatte informazioni storiche e non creare anacronismi. Un romanzo come “Per Cristo e Venezia” è frutto di lunghe ricerche per quanto riguarda la precisione negli eventi realmente accaduti e personaggi esistiti, condizioni socio-politiche del tempo e inquadramento in un contesto storico-geografico più ampio. Il romanzo però racconta una storia che deve catturare il lettore, appassionarlo alla lettura e fargli desiderare d’arrivare a scoprire il finale. Solo così un romanzo di questo tipo può trovare interesse presso un’ampia fascia di lettori, insegnare la storia senza essere noioso e arrivare anche a chi non ha in memoria date ed eventi storici.

4) Durante la lettura del romanzo ho colto immediatamente delle similitudini con il periodo storico che stiamo vivendo legato agli attentati terroristici. Suo padre dunque è stato un precursore dei tempi o la storia ciclicamente si ripete?

Le similitudini sono evidenti e anche per questo ho deciso di pubblicare il libro ora. Il periodo storico che stiamo vivendo non solo è legato agli attentati terroristici, ma al problema dell’invasione islamica.  In questo mio padre non è stato precursore, ha semplicemente raccontato la storia, le minacce delle orde ottomane che periodicamente tentavano di invadere l’Europa con l’intento di islamizzarla. Sì, la storia si ripete e può insegnare parecchio, ma occorre conoscerla per evitare di fare gli stessi errori. Questo è uno degli obiettivi di questo libro: insegnare la storia.

5) Il feldmaresciallo Johann Matthias, protagonista del libro, rispecchia la figura classica dell’eroe senza macchia e senza paura?

Non so se esiste davvero una “figura classica” dell’eroe: la nostra cultura ha offerto tante immagini di eroi e anti-eroi che alla fine si sono fuse, dando origine talvolta a macchiette poco credibili. Ho preso molto sul serio il mio ruolo di narratrice delle gesta del grande condottiero, senza dimenticare però che si trattava di un uomo, con tutti i suoi limiti. Ho fatto lunghe ricerche per avere la conferma – e in parte correggere – il profilo personologico del feldmaresciallo tracciato a suo tempo da mio padre. Recentemente, proprio su questo argomento, ho presentato un intervento all’Istituto degli Studi della Marina Militare a Venezia, delineando un uomo che ricalca l’ideale del honnête homme, il modello d’uomo dotato di ampia cultura, che sa stare sia in compagnia che da solo, sa controllarsi e reprimere gli eccessi; è coraggioso, leale verso gli amici e la patria, ligio alle tradizioni e guidato da un forte senso del dovere. Il feldmaresciallo è stato notoriamente uno dei condottieri più rispettosi della vita dei soldati e attento, nei limiti del possibile, al loro benessere. Nella battaglia sull’isola di Corfù Schulenburg si è esposto in prima persona, con la spada sguainata sui bastioni della fortezza, mentre la regola bellica avrebbe voluto che il comandante stesse al sicuro in una postazione riparata. Era dunque un vero eroe, ma sono convinta che anche lui abbia avuto le sue macchie e le sue paure.

6) Angiolina Mocenigo, la figura femminile protagonista, è alquanto astuta, indomabile e perdutamente innamorata di Matthias. Nella società del ‘700 si può parlare di emancipazione femminile oppure l’averla descritta in tal maniera è stata un’idea avanguardista dell’autore?

I personaggi hanno subito rielaborazioni, più o meno marcate, da parte mia. Angiolina è la figura che rappresenta Venezia con il suo fascino, cultura, diplomazia, determinazione, passione e armi: Venezia è la città più “femminile” che io conosca. Angiolina, una nobildonna veneziana, è il personaggio chiave di una storia in cui le donne giocano un ruolo predominante. Schulenburg amava le donne e sono loro, in questo romanzo, a convincerlo e sostenerlo, quasi a volerlo guidare verso la vittoria. Nel 1700 le donne intelligenti e colte erano rispettate e ascoltate, sia alla corte di Dresda che a Venezia; esercitavano un potere non ovvio, spesso influenzavano le sorti della politica, sia interna che  internazionale. In verità ce n’erano molto meno di oggi e perciò erano anche più ricercate, ma valeva già allora il detto “dietro un grande uomo c’è una grande donna”.

7) Quali saranno i suoi prossimi impegni?

Ho ancora in cantiere il nuovo psicoromanzo, il seguito de “I cavalli soffrono in silenzio”, ma l’associazione Artisti Dentro Onlus – con la quale portiamo arte e cultura nelle carceri – mi sta prendendo molto tempo. Dedicherò dunque molte delle mie energie al tentativo di fare qualcosa per il recupero sociale di persone dimenticate dalla società libera, con la scrittura, l’arte culinaria e la pittura. Poi, ovviamente, dovrò cedere alla richiesta dell’editore Il Prato Publishing House, di produrre un altro romanzo storico, un genere che pare trovare sempre più estimatori, e forse getterò un altro ponte tra Italia e Germania.

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