Costellazione familiare di Rosa Matteucci

costellazione familiare

Potete scommetterci se mi avessero lasciato scegliere non avrei ereditato la malattia chiamata genitori.”

Così esordisce Rosa Matteucci, autrice di “Costellazione familiare”, libro edito dalla casa editrice Adelphi, introducendo quella che sarà la voce narrante del romanzo: Rosa.

Ella è una ragazza che nasce in una famiglia aristocratica dove i cani costituiscono l’unico cordone ombelicale fra lei e la madre. Una vita, la sua, vissuta in maniera bucolica fra il tedio e lo sconforto “in un ostello di contesse decadute”, una dimora di campagna senza alcun contatto urbano immersa nel verde. Poi un giorno, l’incontro con Renato Wok, una specie di guru che pratica il rito delle costellazioni familiari, cambia la sua percezione di vita. Non sa bene cosa l’attende perché il rito in questione è volto al superamento di traumi per troppo tempi taciuti e a riequilibrare i rapporti precari e spesso ostili che si creano con i membri della propria famiglia.

Durante la rappresentazione gli attori scelti fra i partecipanti, che hanno il compito di interpretare padri, madri, fratelli o altri componenti ritenuti fondamentali, vengono guidati da una forza primordiale ed universale che fa entrare in contatto il fanciullino che è in noi e lo fa dialogare con l’adulto di oggi. Rosa allora decide di partecipare e di porre fine a quei non detti che per troppo tempo l’hanno fatta sentire come ingabbiata fra le mura della sua stessa anima. I ricordi sono legati a momenti di vita vissuta e le sensazioni che emergono sono confuse, spesso difficili da interpretare, e in questo suo excursus emotivo ripensa alla madre, figura chiave di tutta quanta la sua vita.

Una madre che non è mai stata affettuosa con lei e che in quanto contessa sta molto attenta al protocollo da seguire che non permette inutili smancerie. Rosa dunque si trova costretta a volerle bene in segreto solo perché sua madre. D’altronde, cosa bisogna aspettarsi da una persona che ha procreato solo per dovere?

A farle compagnia c’è solo il cane Leporì al quale sua madre tiene più che alla figlia.

Il padre invece costituisce l’anello debole di questo nucleo, ma è più tenero e docile succube di una moglie-padrona. Ma il vero trauma da dover affrontare è inevitabilmente legato alla malattia della madre e alla presa di coscienza che questa donna presto o tardi dovrà per sempre andarsene. Rosa la vede lentamente perire e non può affatto arrestare la morte che falcia i giorni con una velocità repentina che non permette di sprecare neanche un solo istante. Rosa allora decide di accudirla nonostante i continui dissapori perché lei è pur sempre sua figlia e lei è pur sempre sua madre.

“Costellazione familiare” è un racconto che fa riflettere sul delicatissimo ruolo fra genitori e figli ed allora ci si chiede:

Un genitore dev’essere amato solo perché ci ha dato la vita oppure si ama chi ci cresce e condivide con noi il nostro tempo? Il vuoto che provoca l’assenza di un genitore è in questo caso una forma di liberazione o è una mancanza difficile da gestire?

L’amore, si sa, non può essere imposto perché è un moto che nasce spontaneo dal cuore e si riversa naturalmente verso la persona amata indipendentemente dall’affetto donato o ricambiato ed un figlio non sempre può accettare le giustificazioni che un genitore gli fornisce.

Con un linguaggio ricercato, colto e raffinato, a tratti poetico, innovativo e sensibile, Rosa Matteucci riesce a risvegliare le coscienze e a parlare d’amore. Un amore che scaturisce da un’accettazione dell’altro che è frutto di una maturità meditata e sofferta: “Accetto te perché non voglio perderti.”

Ed è questo il ragionamento che alla fine Rosa è costretta a fare e durante questo viaggio introspettivo nel quale riesce a trovare la forza di reagire si libera dalla figura di una madre percepita come un’estranea. In particolar modo utilizza la forma di amore più grande che ci possa essere e che la riconcilia finalmente con la figura materna ed a questo punto della narrazione è come se dicesse: “Ti perdono perché tu sei e sarai sempre mia madre.”

Così facendo Rosa diventa una donna forte che non serba nel cuore più alcun rancore riuscendo, grazie al perdono, ad ingentilire i tratti di questa madre e a renderla finalmente più umana.

Rosa-Matteucci

 

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