Fottuta campagna di Arianna Porcelli Safonov

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Il libro “Fottuta campagna” edito dalla casa editrice Fazi Editore e scritto dalla talentuosissima Arianna Porcelli Safonov può essere considerato un umoristico prontuario nel quale vengono fornite una serie di informazioni pratiche che potranno servire a coloro i quali decideranno di trasferirsi in campagna.

In questo ilare manualetto l’ironia e lo spirito d’avventura la fanno da padrone e la stessa Arianna ci catapulta, con il suo brio e la sua contagiosa voglia di vivere, alla scoperta di un mondo nel quale ogni pregiudizio viene bandito, essendo stata anche lei “una bulimica dei luoghi comuni”, e ci s’immerge totalmente in una nuova dimensione tutta da scoprire.

Siete pronti dunque per abbandonare ogni vostra insana abitudine cittadina e trasferirvi in aperta campagna?

Bè, so già che i sedentari e gli abitudinari mi leggeranno con occhio scettico, ma questo è un viaggio da intraprendere con un pò di sana incoscienza e con una certa predisposizione al cambiamento.

Arianna decide che è giunta l’ora di cambiare quando inizia ad avvertire i primi sintomi della DU (depressione urbana) che ostacola il suo vivere quotidiano e le impedisce di constatare i benefici che la città possa arrecare a chi ci abita. Nella sua visione delle cose smog, traffico, calca e frenesia sono diventati tutti degli ottimi argomenti per lasciare definitivamente la metropoli. Così, in compagnia di tre gatti, tra cui il persiano Sophio, e di Mila, la cagna bodeguera andalusa parte alla volta del suo fienile che sarà la sua nuova dimora situata nell’Oltrepò Pavese. Non sa ancora bene cosa l’aspetta, ma quello che sa per certo è che la voglia di libertà e di godere di spazi all’aria aperta diventano la sua prerogativa principale.

Le difficoltà iniziali non mancano anche perché lei stessa aveva concepito la campagna come un quadro del pittore impressionista Monet caratterizzato da giochi di luci en plein air e dipinto con colori pastello rassicuranti e gentili. Invece, il mondo campestre non appare questo idillio bucolico (almeno non da subito) così tanto agognato e non è neanche quello descritto nelle riviste shabby-chic nelle quali ogni ambiente viene arredato secondo lo stile provenzale e stampe floreali e colori tenui si alternano con naturalezza e una buona dose di romanticismo perché la campagna, se non la si conosce in maniera approfondita, può rivelare delle inaspettate sorprese ed essere alquanto ostica soprattutto i primi tempi. Quindi sbarazzatasi dei luoghi comuni e presa visione della realtà, Arianna può iniziare la sua vera avventura da allegra contadina.

Man mano che i giorni passano fa amicizia con i nuovi vicini di casa che, soprattutto durante le emergenze notturne, si rivelano dei veri e propri alleati. Non serve procacciarsi il cibo come se si vivesse durante la preistoria, quindi alla maniera selvaggia, ma l’orto può diventare la principale fonte di sostentamento ed una preziosa risorsa come anche le botteghe biologiche che creano in lei una vera forma di dipendenza e sono fra l’altro simbolo di genuinità di prodotti autoctoni.

Il silenzio diventa il suo compagno di vita anche perché giungere sino a lei dalla città risulta alquanto complicato, ma l’amore per la natura e la presenza dei suoi fedeli animali le donano gioia e quando “alza lo sguardo al cielo che trasuda costellazioni” come lei stessa confessa si sente in pace e in armonia con la natura.

Le cose da fare in campagna diventano tante e dopo aver compiuto estenuanti fatiche è bello recarsi a qualche sagra di paese o alla Festa della Birra per potersi svagare un pò. Questi devono essere considerati gli appuntamenti mondani del circondario dove aitanti giovanotti delineano il lato erotico della campagna come Carlo “l’uomo che sussurra ai semi” o Ernesto  che “mastica parole come fossero olive ascolane”.

E le donne?

Salgono sui trattori come se fossero delle amazzoni, mangiano pane e sottaceti, sono libere, selvagge ed amano al contempo i loro uomini. Inoltre, sono tenaci, forti e indomabili come La Vale, la prima donna meccanico affascinante ed ammaliatrice.

Quindi se vi abbiamo convinto almeno un pò una sosta in campagna potrete di certo farla anche solo per ammirare quanto siano stupendi i fiori sui balconi che, come afferma la stessa Arianna, hanno uno straordinario potere antidepressivo.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

Arianna Safonov

Dalla DU (Depressione Urbana N.D.R.) è nato il libro “Fottuta campagna”.
Quali sono i pro e i contro del vivere in campagna o c’è qualcosa che rimpiangi della vita di città?

I “contro” sono raccontati tutti in Fottuta Campagna ma non si tratta di veri e propri motivi per non viverci. Piuttosto è un approccio sbagliato a fregarci. Pensare che la campagna sia quella che ci raccontano le pubblicità degli hamburger di soia biologici o quella che possiamo vivere la domenica in agriturismo. Qualsiasi cosa/persona/lavoro/città ha degli aspetti negativi se viene idealizzata e nutrita dalle nostre illusioni. Per quanto riguarda i “pro”, direi molti, alcuni dei quali forse scontati da individuare ma non altrettanto scontati da ottenere: Posare il proprio culo sull’erba dopo una giornata di lavoro e contemplare gli Appennini al tramonto con un buon bicchiere di vino invece di scorgerli attraverso un muro di antenne e lucine. Poi direi cambiare il concetto di respirare. Vivere in un luogo dove i tuoi polmoni incamerano roba accettabile ti educa ad un’attitudine importante: non accontentarsi di tutto ciò che ci viene proposto. Dal rumore, all’inquinamento dalla pessima tv alla pessima politica. Non di tutte le città in generale ma di città come New York o Barcellona rimpiango la sensazione di allegria e libertà di espressione che forse manca nella piccola provincia. Uscire di casa in pigiama e ciabatte, con un bel bracciale e la birretta in mano è un diritto di ogni newyorkese. Se lo fai qui in campagna, chiamano la protezione civile.

Come stanno il generale Sophio, il gatto, e Mila, la tua cagnolina andalusa?

Per ora tutti vivi e contenti. Sophio e i suoi fratelli Yolanda e Peto sono a tutti gli effetti dei veri gatti e non più dei soprammobili da appartamento sedati dai croccantini. Mila, con tutte le avventure che vive quotidianamente, a casa dei vecchietti, nei boschi, tra le vigne a cercare ramarri o alle feste danzanti nelle piazzette, potrebbe scrivere quindici libri sulla felicità di vivere, altro che Alberoni.

Quanto è importante per te godere della compagnia degli animali?

Mantenere il contatto con gli animali è fondamentale. Sono creature che da secoli vivono soggiogati ai nostri bisogni e nonostante ciò hanno imparato a mantenere la loro diversità caratteriale. Sono puri, selvatici, a loro modo dispettosi, curiosi e simpatici ma con una precisa identità. A contatto con loro imparo ad amare, a rispettare, a condividere spazi, a divertirmi anche senza parlare. Una persona che non ha bisogno della compagnia di un animale ha qualcosa che non va.
Secondo te quanto conta la capacità di adattamento e lo spirito d’avventura per poter vivere in campagna?
Lo spirito di adattamento ti da il diritto di sopravvivere, quindi conta dappertutto e molto. In campagna impari a ridimensionare le difficoltà.
In città a subirle.
Come si svolge la tua giornata tipo?
Sveglia entro le 8, jogging, colazione sotto il patio con lettura veloce dell’Internazionale. Poi al lavoro, se devo andare in città, mi tappo il naso e vado altrimenti davanti al computer a scrivere fino all’ora di pranzo. Pranzo in trattoria o a casa con qualche amico, pisolino di venti minuti e lavori di casa, nel campo davanti al fienile o dentro a bonificarlo!
Yoga, cena e feste se siamo nella stagione giusta altrimenti indigestione di libri aspettando che le piogge lombarde finiscano.
Vivendo qui ho scelto di lavorare meno ma anche di spendere meno e vivere di più.
E’ una scelta, non c’è bisogno di essere ricchi ma di capire che abbiamo bisogno di molte meno cose rispetto a quelle che ci dicono di desiderare.
Ho dimenticato di dire che tutto ciò avviene in assoluta sobrietà, nel libro il mio personaggio beve parecchio nella realtà, sapendo che mia nonna è morta di cirrosi, cerco di darmi una regolata.
“La natura, se lasciata libera, regala continuo stupore.”
Esiste un ricordo piacevole al quale sei particolarmente legata?
I primi incontri coi caprioli, animali mai visti prima.
Incontri ravvicinati, intendo.
Poi l’avvistamento del lupo, le sue orme, la sensazione di averlo a pochi passi da casa, nei boschi.
La luna piena d’estate tra le vigne, la natura che si trasforma in base alle stagioni: in campagna hai la sensazione di partecipare a ognuna di queste trasformazioni.
Le escursioni di notte, gli alpini di ottanta anni che ti chiedono il numero di telefono.
Consiglieresti ai lettori di fare un’esperienza così radicale?
Consiglierei di fare sempre esperienze radicali e intraprendenti.
Conosco un sacco di giovani che hanno scelto prima il proprio habitat e poi il lavoro.
Ingegneri che fanno vino, architetti che gestiscono un piccolo bar sul mare, giornaliste che iniziano a produrre marmellate, professori che si danno alla pastorizia, registi che si trasferiscono al mare, perdendo qualche occasione professionale, qualche festa, qualche contatto giusto ma guadagnando il sole, il vento della mattina sul molo, il caffè coi racconti dei vecchi.
Consiglierei di iniziare a vivere anzichè pensare che il cartellino timbrato ci protegga dai pericoli.
Perché leggere “Fottuta Campagna”?
Perchè è un libro divertente ma intelligente. Perchè attraverso la stronzata ho cercato di proporre contenuti, perchè i personaggi diventano in poche pagine gente che pensiamo di conoscere da una vita. Ma soprattutto per permettermi di scriverne altri. Ne approfitto già che siete qui per leggere, per menzionare anche il mio piccolo blog, il blog di Madame Pipì dove ogni settimana propongo un racconto comico sui grandi e piccoli mali della società, dal pop italiano, ai semafori arancioni, dagli ingegneri ai bambini ce n’è per tutti.

 

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