La ragazza selvaggia di Laura Pugno

 

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E’ una scrittura sorprendente quella di Laura Pugno, autrice de “La ragazza selvaggia” romanzo edito dalla casa editrice Marsilio, che ti emoziona lasciandoti senza parole. In questo intreccio narrativo caratterizzato da una successione asimmetrica dei sentimenti ritroviamo come protagoniste le debolezze umane che vengono alla luce grazie al “caso Held” balzato agli onori della cronaca, più di dieci anni fa, a causa della scomparsa di una ragazzina di nome Dasha nel bosco di Stellaria. Il merito del ritrovamento è di Tessa, la ricercatrice, che si accorge immediatamente che la ragazza è divenuta selvaggia e quasi inavvicinabile. Avvisati i familiari tra cui il padre Giorgio Held, fondatore della Techsa, e la madre Agnese, la ragazza viene riportata a casa dove viene accudita e “addomesticata”. Nel frattempo Nina, sorella gemella di Dasha, è ricoverata in ospedale perché è in coma vegetativo.

Il ritrovamento di Dasha non è la chiusura del cerchio, anzi è il disvelamento di un’emotività celata da tempo immemore e che adesso può finalmente venire allo scoperto. Ciò che si evince è la fragilità dei rapporti umani, la rassegnazione di una madre, Agnese, al fatto di non aver potuto avere dei figli, la scelta consapevole di adottare delle bambine orfane provenienti dall’Ucraina per il bisogno impellente di colmare un vuoto per questa maternità mancata e l’accettazione forzata di aver convissuto per troppo tempo con il rimorso di non essere riusciti a prendersi cura dei propri figli disintegrando i pilastri già fragili di una famiglia borghese quasi inesistente.

Eppure in mezzo a tutto questo dolore, la speranza ritorna prepotente, doveroso è fare i conti con la propria coscienza e quei silenzi che hanno corroso ogni tipo di rapporto adesso necessitano di ritrovare la serenità perduta.

Un ritorno alla natura sembra l’unica soluzione possibile per ritornare a riconciliarci con la parte più autentica di noi stessi e forse Dasha lo aveva capito prima di tutti.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

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Come nasce l’idea di avere come protagonista del romanzo una ragazza selvaggia, abitante dei boschi? E’ una metafora dell’imbarbarimento dei nostri tempi?

Nasce dall’idea della scomparsa, e del ritrovamento. Narrare la scomparsa è difficilissimo, dell’assenza vediamo solo gli effetti, non l’azione. E io volevo raccontare la storia di una ragazza scomparsa, che viene ritrovata, solo che, al momento del ritrovamento, ogni reale contatto è impossibile, la perdita è diventata definitiva. Per due anni ho cercato di capire come e perché potesse accadere, finché, all’improvviso ho visto Dasha come una ragazza selvaggia, e la storia ne è scaturita di conseguenza.

Questo romanzo per certi versi può assomigliare ad una favola nella quale l’elemento fantastico predomina?

Al contrario, questo è uno dei miei romanzi più realistici, più novel e meno romance, anche se io tendo più al romance. Quanto accade a Dasha è improbabile, ma non impossibile. Per fare un riferimento ai miei romanzi precedenti, qui siamo più nella linea di Antartide (Minimum Fax, 2011) che in quella di Sirene (Einaudi, 2007), il mio primo romanzo.

Nina e Dasha hanno un legame parentale stretto e quasi indistruttibile. Sono sorelle gemelle. Cosa le differenzia l’una dall’altra?

La parola, e l’andare verso il mondo. Quando il cerchio magico che tiene Nina e Dasha legate insieme si rompe, la parola rivela tutto il suo potere, e anche la sua pericolosità. C’è però di fondo un elemento ambiguo, una domanda a cui siamo noi a dovere dare risposta: Nina è la causa della perdizione di Dasha, o della sua salvezza?

C’è un personaggio al quale si sente maggiormente legata?

Tessa, che è il personaggio che ci accompagna dentro la storia. Insieme a lei ritroviamo la ragazza selvaggia e la accompagniamo fuori dalla storia stessa, verso una sorta di destino, se così si può chiamare.

Il lettore che si appresta a leggere “La ragazza selvaggia” perché dovrebbe amarlo?

Per la ragione per cui si ama, in realtà, qualsiasi romanzo, quale che siano le altre ragioni: per la sua scrittura. O almeno è quello che mi auguro.

L’elemento naturalistico è parte integrante della storia (anche la copertina ad esempio ne evoca il contenuto).Quanto è importante per lei il contatto con la natura?

Penso che il contatto con la natura sia inevitabile: inizia nel nostro corpo, che è la stessa cosa della mente.

 

 

 

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