Summer di Elisa Sabatinelli

Summer di Elisa Sabatinelli è una duologia, edita dalla casa editrice Rizzoli, che porta dentro il calore dell’estate. Due i titoli che l’accompagnano: Sulla mia pelle e Dritto al cuore per indicare la potenza evocativa di vivere sempre ogni emozione sotto pelle e mai contro cuore. Perché vedete Elisa, scrittrice raffinata, sensibile e delicata, lascia fluire liberamente le parole all’interno dei suoi romanzi affidando alla protagonista Lavinia il compito di compiere delle scelte che le facciano riscoprire il senso profondo della vita.

Lavinia, affascinante donna cosmopolita e che abita a Barcellona, si vede costretta a ribaltare i piani della sua esistenza dopo aver subito la perdita della madre. Anche lei, colpa forse dei cattivi geni, decide di sottoporsi ad un esame per vedere se le toccherà lo stesso destino inferto alla madre, ma non è tempo per farsi affliggere dalle preoccupazioni, è tempo di godere dell’estate ed allora grazie ad un album ritrovato che custodiva vecchi ricordi di un viaggio fatto in Italia, ella decide di partire e di seguire l’itinerario intrapreso anni fa dalla madre.

L’Italia porta con sè il fascino dell’incredibile e dell’inaspettato, avventure a perdifiato, compagni di viaggio conosciuti per caso che si riveleranno amici, eccitanti incontri che si tramuteranno in momenti da dedicare alla scoperta del piacere ed una rivelazione che cambierà la sua vita per sempre. Ma non pensiate che sia un amore caduto dal cielo, bè forse anche quello, ma è qualcosa di più che di certo non sarò io a svelarvi, toccherà leggere i due romanzi per poter arrivare dritti al cuore della storia che ha il pregio di tenere incollato il lettore fino all’ultimo pagina.

Ciò accade perché Elisa riesce in maniera esemplare a plasmare la scrittura e renderla fruibile in una maniera del tutto naturale puntando sulla bellezza autentica che scaturisce dai nobili sentimenti sparsi qua e là tra le pagine e che la metafora del viaggio, strumento di conoscenza dell’animo umano, rende sublime.

Il viaggio intrapreso da Lavinia, che toccherà fra l’altro sia le sponde dell’Italia che l’amata Europa, servirà come pretesto per riscoprire ciò che di più caro abbiamo, noi stessi, e per far sì che quel senso di smarrimento dovuto all’instabilità di un futuro incerto e a paure che insidiose tolgono il respiro possano ad un tratto scomparire e riportare nuova luce e fiducia nella vita come nei rapporti umani dei quali si parla molto all’interno di Summer.

Quindi leggete Summer ed affidatevi al potere meraviglioso che solo un libro riesce a regalarvi ovvero viaggiare con la mente stando comodamente seduti a casa esplorando luoghi che magari non avete ancora visitato e soprattutto perdetevi ed assaporate il vento della libertà e quel senso di spensieratezza che di questi tempi è cosa rara trovare.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha genitlmente concesso.

Buona lettura!

elisa sabatinelli

Summer fa parte di una duologia: Sulla mia pelle e Dritto al cuore. Perché dedicarla all’estate?

Credo ci sia un tempo per tutti, un periodo di parentesi che ognuno nella propria vita, a un certo punto, deve prendersi. Non esiste un’età o un periodo specifico. Nel caso di Lavinia lei ha 26 anni ed è estate. In Summer il tempo è importante, diventa un protagonista in più perché Lavinia si dà 100 giorni per ripensare alla sua vita. L’estate segna in qualche modo le sue decisioni, lei deve fare il conto con il tempo che scorre, che si consuma. C’è un tempo dettato oltre il quale lei non può e non vuole andare oltre, ed è l’estate. Deve vivere questo tempo al massimo perché poi non sa che cosa la aspetta.

Il grande pregio di Summer è quello di coinvolgere sin da subito il lettore. Come definiresti la tua scrittura?

Mi piace molto il ritmo nella narrazione, costruire le frasi in base a una sonorità, catapultare il lettore nella scena. La scrittura per me è tradurre in parole un movimento che accade dentro la mia testa e di cui vedo tutto: come sono vestiti i personaggi, dove sono, che cosa c’è dentro quella scena. In questo mi ha aiutato tanto aver studiato sceneggiatura e fotografia, pensare e raccontare per immagini. L’importanza della costruzione di una scena anche scenograficamente, esteticamente, come se narrassi dei frame che nella mia testa sono chiarissimi. Questo aiuta molto a non perdere il focus della scena, ad asciugare le frasi concentrandosi sul percorso del personaggio come se una telecamera lo seguisse.

La voglia di spensieratezza che si avverte per tutto quanto il periodo di lettura scaturisce dal senso precario della malattia. Come si affronta secondo te il dolore causato da una perdita?

Una perdita mette in discussione molti aspetti della vita, se non tutta la vita. Crea uno squarcio all’interno che sembra impossibile da sanare. E probabilmente è così, non si guarisce da una perdita, ma la si può trasformare in fortezza, la si può rivoltare. Nel caso di Lavinia il dolore si trasforma in rifiuto, nel rifiuto di volerlo affrontare, nella convinzione che scappare fisicamente dalla città in cui ha subito la perdita la possa guarire. Lei sente il bisogno di mettere una distanza, di tracciare una riga tra sé e il dolore; è come se chiudesse il dolore in un recinto e gli dicesse “ora tu rimani qui, io devo fare altro, devo pensare a me.” Questo pensiero la aiuta a vivere il presente, a pensare al futuro.

Il tema del viaggio è la costante gioiosa di questi due libri: Barcellona e un tour per l’Italia e l’Europa. Che valore attribuiamo al viaggio?

Nel caso di Lavinia il viaggio si trasforma in una bolla temporale in cui lei fa accadere di tutto, come se iniziasse una nuova vita, come se quel viaggio fosse una dimensione a parte in cui tutto è permesso. La libertà che da qui ne scaturisce deriva dal fatto che non ci sono conseguenze per lei, tutto inizia e finisce dentro al viaggio, senza ripercussioni nel futuro, senza curarsi del prima e del dopo. Semplicemente vivendo perché quello è il suo viaggio, il suo tempo, una parentesi ristretta in cui l’imperativo è vivere, quasi come se fosse un’altra persona. Alla fine il viaggio che Lavinia compie si rivelerà un percorso di trasformazione, un cammino di crescita.

Soffermiamoci adesso sul quel sentimento chiamato amore. Credi che spesso gli si attribuisca una pesantezza di fondo tanto da desiderare un’evasione come fa Lavinia la protagonista?

Io credo che Lavinia scappi da se stessa, è lei e il suo corpo al centro della storia. Tutto il resto viene dopo. E questo è molto importante, prima delle relazioni con gli altri, prima dell’amore, c’è lei. Io credo che questo debba sempre essere così. Pensare o ripensare alla propria vita come individuo singolo prima che in coppia. Lavinia vorrebbe uscire fuori dal suo corpo, cambiare pelle come un serpente. L’amore invece lo troverà, sotto diverse forme e con differenti intensità lungo questo percorso. In generale credo che l’amore sia l’opposto della pesantezza. L’amore è leggero, ti fa volare, ti distacca dalla realtà, ti fa sembrare rosa il nero, ti fa andare bene una cosa che non va bene, e così via.

Appunto Lavinia. Chi è questa ragazza così innamorata della vita?

Mi piacerebbe che Lavinia non fosse solo una donna, ma più persone, che ogni lettrice si sentisse immedesimata in lei o volesse essere lei anche solo per una frazione di secondo, per un incontro, per una sensazione. Lavinia è la positività, la rinascita, la spinta in avanti. Un’attitudine verso la vita.

La componente affascinante e fantasiosa legata a mio avviso all’album della madre ritrovato quanto conta nella stesura di un romanzo?

Gli oggetti sono fondamentali perché sono materiali, sono veri, si possono toccare e quindi sono facili da immaginare. In Summer a ogni oggetto ho attribuito uno stato d’animo, un sentimento. L’album è sua madre, l’essenza di lei che si porta dietro nel viaggio. Il violino è una zavorra, l’ancoraggio al passato, qualcosa che vorrebbe dimenticare. Tutti gli oggetti che lei collezionerà nel suo cammino hanno una funzione “altra”, sono il filo rosso del viaggio e se li mettessimo uno dietro l’altro su uno scaffale ci racconterebbero per immagini il lungo viaggio che la protagonista compie.

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