Sulla collina di Ilaria Ferramosca e Mauro Gulma

sulla collina

Non c’è storia più bella di quella che vi sto raccontando e che unisce il talento, la maestria e la sensilità di due autori, Mauro Gulma ed Ilaria Ferramosca, che hanno saputo dar vita in maniera armonica e coinvolgente ad un graphic novel emozionante, Sulla collina, edito dalla casa editrice Tunuè e che fa parte della collana Tipitondi.

Alla base della trama c’è l’amicizia fra ragazzi che decidono di riunirsi in un bosco e di andare a svelare le radici di un mistero, pauroso come la notte, che affligge gli abitanti del posto e che avvolge i loro racconti fatti di storie horror e di voci che provengono da una radio che intona dei motivetti agghiaccianti.

Porteranno alla luce questo mistero?

Si rivedranno molti anni dopo portandosi dietro vittorie e sconfitte di un’epoca definibile come epoca della maturità che non li vede più ragazzini, ma uomini adulti che il sentimento puro dell’amicizia ha saputo tenere uniti.

Con un sapore malinconico, quasi nostalgico per le storie narrate nei mitici anni ’80-’90 che tutti noi sicuramente ricorderemo, Sulla collina incanta per la grafica, i colori brillanti e per la trama descritta che ci riporta indietro, forse a quando eravamo piccoli, insegnandoci che il gap, che ha messo distanze fra questi cari amici, nulla ha potuto contro la forza disarmante dell’amicizia in una storia che commuoverà di certo i lettori come ha commosso me.

Ringrazio dal cuore Ilaria e Mauro, due persone incredibili, che mi hanno dato l’onore di poter essere da me intervistati.

Buona lettura!

Parliamo innanzitutto della grafica. Con quale tecnica è stata realizzata e su quali fasi si basa il procedimento?

I: Alle domande relative al processo grafico, potrà certamente rispondere Mauro Gulma in maniera più dettagliata. Da quel che so, in ogni caso, il procedimento è stato essenzialmente manuale, quindi tradizionale. Dagli studi dei personaggi, la loro caratterizzazione, le ambientazioni, la realizzazione delle tavole a matita e inchiostro, tutto è avvenuto manualmente. Nello specifico, per il character design dei protagonisti Mauro si è basato su una mia caratterizzazione scritta e il risultato, per me, è stato molto soddisfacente. I ragazzi sono proprio come li immaginavo. Per altri personaggi (quelli tratti dalla storia vera, per esempio) e per le ambientazioni, Mauro si è basato su alcune foto o ritagli di giornale che io gli ho fornito come documentazione. In alcuni casi, invece (le scene ambientate sulla collina, per esempio), siamo andati direttamente sul luogo a scattare delle foto. La colorazione, di contro, è avvenuta del tutto in digitale.

M: La tecnica che ho provato a utilizzare è quella del cartone animato (sfondi sullo stile pittorico mentre i personaggi che sono in movimento con tinte piatte), le fasi son queste: metà lavoro fatto tradizionalmente a partire dagli storyboard fino all’inchiostrazione per poi procedere con la colorazione digitale una volta scansionate e pulite le tavole dando i colori piatti (per questo ringrazio Luigi Quarta per la disponibilità che mi ha aiutato ad accellerare il lavoro dando la colorazione piatta su delle tavole) dopo di che si passa ad ombre e luci piatte e infine il tocco di vari effetti.

La scelta dei colori è basata sulle sensazioni che vuole suscitare una scena oppure vi sono dei criteri specifici che bisogna rispettare?

I: Di certo la colorazione dà la giusta atmosfera, per cui è strettamente correlata alle sensazioni che vuole indurre. La maggior parte della vicenda, tra l’altro, si svolge di notte, per cui non è stato possibile utilizzare tinte particolarmente accese e “diurne”. In questo, per esempio, sono state senz’altro utili le dritte del nostro collega e amico Andres Mossa (colorista per Marvel e Bonelli) che ci ha suggerito di lavorare molto sulla desaturazione e sul contrasto. Di grande supporto, inoltre, è stato Luigi Quarta, preziosa mano nelle tinte piatte, il che ha concesso a Mauro Gulma di dedicarsi maggiormente alle sfumature, all’effetto quasi pittorico degli sfondi, e al giusto equilibrio tra luci e ombre.

M: Per la scelta dei colori mi son basato più su sensazioni, creando le atmosfere giuste, per i notturni è stato facile, vivendo in zone di campagna mi è bastato uscire fuori e lasciarmi “trasportare” da profumi, suoni e da ciò che mi circonda, mentre nelle parti più “inquietanti” diciamo, essendo cresciuto a pane e horror mi è bastato attingere da quel tipo di influenze dando atmosfere cupe e pesanti, sperando appunto di aver dato quelle sensazioni al lettore, ad esempio nella parte in cui i poliziotti entrano nella casa della monaca.

La trama invece ricorda moltissimo le avvincenti storie che si leggevano negli anni ’90 intrise di mistero e fondate su valori solidi come quello dell’amicizia. Possiamo riscontrare al suo interno un mix fra tradizione e innovazione?

I: Sì, senz’altro. La trama parte proprio dalla “tradizione”, o meglio dal passato. Si basa fondamentalmente su miei ricordi e avventure che avrei voluto vivere da bambina sulla collina teatro delle vicende. Ho sempre ascoltato con curiosità e un po’ di timore le leggende che si narravano, miste alla reale storia reale del luogo (che è ricco di insediamenti archeologici e l’intera zona del Salento è cosparsa da ipogei e grotte, in cui i monaci basiliani seppellivano i loro tesori sacri). Sono sempre stata colpita, inoltre, dall’efferato episodio di cronaca presente tra le suggestioni dei protagonisti di “Sulla collina”, che è avvenuto nel mio paese e ha colpito l’immaginario di molti ragazzi. Sia coloro i quali erano all’epoca bambini e ne sono stati coinvolti direttamente, sia le generazioni del ventennio successivo, come la mia. Inoltre sono presenti numerosi elementi e dettagli relativi agli anni ’80, ma non per una semplice esigenza di ricostruzione. Erano i ricordi vividi della mia infanzia e adolescenza, per cui non mi è stato affatto difficile inserirli e disseminarli nella trama. Non sono citazioni, come alcuni ravvisano, ma memorie (i giochi che si facevano, la musica che si ascoltava, i film che si vedevano). Senza nulla togliere alle citazioni vere e proprie. Stephen King, per esempio, è stato per me un faro della narrativa horror, per cui non è stato difficile lasciarsene influenzare nella trama e omaggiarlo. Anche graficamente… ma in questo Mauro potrebbe svelare di più.

M: A questa domanda può rispondere in maniera più esaustiva Ilaria, per quel che mi riguarda, leggendo la sceneggiatura ho praticamente rivissuto l’adolescenza e i film dell’epoca quali i Goonies, Stand by me e Monster squad tra gli esempi.

A proposito di mistero. Secondo voi esso può rendere il racconto più accattivante e fungere da collante?

I: Credo che il mistero sia fondamentale in una storia come questa. Si basa proprio su delle ambiguità e intrecci che vengono palesati solo alla fine. Anticiparli significherebbe svelare troppo. E’ come una soffitta buia in cui le ombre terrorizzano e fanno temere presenze inquietanti, ma quando arriva il giorno, la luce rivela cosa proiettava quelle ombre e si smette di avere paura lasciando spazio alla razionalità.

M: Penso di sì, anche perché fino alla fine accompagna il lettore nell’arco della storia in un crescendo di eventi coinvolgendolo e magari rendendolo partecipe.

Quali temi fondamentali ritroviamo all’interno del libro?

I: L’amicizia è al primo posto. Poi, senz’altro, le fragilità dell’infanzia e dell’adolescenza e la voglia di sfidarle attraverso prove di coraggio o l’avventura. Poi c’è anche uno dei maggiori crucci dell’uomo adulto… ma non vorrei raccontarvi troppo. Se ciascuno di noi guarda dentro di sé sa già di cosa sto parlando, perché bene o male ognuno  prova “quel” certo timore, che riuscirebbe a sconfiggere vivendo maggiormente il presente e cogliendone ogni attimo con la stessa meraviglia che provava da bambino.

M: I temi principali toccati secondo me sono 3: Avventura, Horror e Thriller amalgamati perfettamente con gli archi temporali presenti nella storia per arrivare poi a ricongiungersi in un punto con finale a sorpresa che possa fungere da morale positiva fiabesca soprattutto ai lettori più grandi.

Spieghiamo a chi non lo conoscesse ancora cos’è un graphic novel?

I: Il graphic novel non è altro che un fumetto. Il termine “romanzo grafico” nasce dall’autore e fumettista statunitense Will Eisner, al quale stava un po’ stretto il concetto di “comics”: fumetti intesi nel senso americano del termine, fondamentalmente seriali e con storie suddivise in puntate brevi. Lui scriveva veri e propri romanzi conclusivi, per cui oggi il termine graphic novel indica una storia che ha un finale, come un romanzo tout court, pur se narrato attraverso il linguaggio del fumetto.

M: Una graphic novel è sostanzialmente un romanzo narrato per immagini che può essere auto-conclusivo o con dei seguiti alla “trono di spade” di George R.R. Martin o “La torre nera” di Stephen King, con l’aggiunta per l’appunto dell’impatto visivo di disegni e colori che regalano al lettore varie emozioni e sensazioni in base alle varie tonalità usate per quanto riguarda i colori e la struttura della tavola per quanto riguarda i disegni.

Come è nata la vostra collaborazione?

I: Conosco Mauro Gulma già da diversi anni e condividiamo le passioni per l’horror e i luoghi suggestivi. Ciononostante la nostra collaborazione è nata per un evento quasi fortuito. La storia ha avuto una lunga gestazione ed era nata, inizialmente, con un diverso “volto grafico”. Per varie vicissitudini le cose sono cambiate ed è stato necessario scegliere un diverso disegnatore. Tra le varie proposte di bravissimi colleghi, quello che aveva il tratto più coerente con la storia era proprio Mauro… il resto… è il risultato che avete tra le vostre mani.

M: Diciam pure che è stato il karma, perchè  sono stato selezionato tra varie proposte di disegnatori. Dico il karma perchè con ilaria condivido la passione per l’horror e il mistero quindi c’è stata sintonia nello sviluppo della storia oltre alle frustate ricevute durante la lavorazione del volume 😀

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