Amalia di Giorgia Garberoglio

amalia

“Amalia”, libro scritto da Giorgia Garberoglio e pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli, è un romanzo d’altri tempi caratterizzato da una profonda dolcezza e da una raffinatezza rara che ti avvolge come se stessi leggendo una storia che ha il sapore antico di epoche che non ritorneranno mai più.

La scrittrice, grazie ad un linguaggio capace di creare una perfetta armonia intersecata fra le parole scelte sapientemente, ha saputo costruire una trama che incanta il lettore e che mantiene quello spirito romantico necessario per poterla apprezzare appieno.

Centrale nella vicenda è il rapporto fra questa nonna e nipote che, anche dopo la morte, sono riuscite a tenersi in contatto perché Amalia, diva del cinema, ha saputo manifestare il suo affetto e comunicare un messaggio celato fra le pagine di un quadernetto che la nipote ritrova per puro caso nella sua camera e nel quale sono stati scritti, sotto forma di diario, pensieri, riflessioni e stati d’animo di un tempo che fu.

L’ambientazione è legata al periodo della Seconda Guerra Mondiale e il primo grande amore vissuto da Amalia funge da protagonista. Durante la lettura di queste pagine così preziose, la nipote riesce a scoprire parte della vita di sua nonna e soprattutto riesce a carpire i segreti della donna che è stata, tanto da fare un parallelismo con la propria vita che ha degli aspetti in comune ed esperienze per alcuni versi simili.

Ne consegue dunque che il racconto che ci viene presentato fa emergere tutta la natura di questo libro delizioso che mostra una purezza d’animo percepibile solo da quei lettori attenti e sensibili che sanno apprezzare la bellezza di pagine scritte con ardore, dedizione e meraviglia.

Qui di seguito l’intervista che la scrittrice mi ha gentilmente concesso.

Buona lettura!

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Da dove nasce l’esigenza di scrivere un romanzo così intimista?

Non ho scelto consciamente che Amalia fosse un romanzo intimista. Avevo da almeno un anno la sua storia in testa, si è formata parola dopo parola, ed è poi – ad un certo punto – diventata esigenza, ma di essere scritta, soprattutto. Di certo la forma del diario ha caratterizzato una dimensione intimista. E non solo, il libro si apre su chiacchiere tra nonna e nipote, sedute sul letto. Ho voluto che Amalia fosse così, uno spazio di parole e ricordi tra persone che si amano e rispettano e cercano. Un dialogo intenso e profondo, e, indubbiamente, intimo.

La protagonista del libro è Amalia, una donna che ha vissuto intensamente la sua vita tanto da destare ammirazione e stupore. Raccontami la scelta di aver pensato di descrivere una nonna così fuori dal comune, emancipata e libera.

Amalia è una grande attrice, la cui carriera inizia con il Cinema Neorealista. I suoi funerali sono celebrati alla Chiesa degli Artisti di Roma. Mi sono chiesta chi poteva essere veramente Amalia, che storia poteva esserci dietro a interpretazioni straordinarie. Amalia è un personaggio inventato, che si ispira a tanti personaggi veri, e in fondo a nessuno in particolare. La sua straordinarietà mi interessava invece nel suo particolare. Così l’ho immaginata modista, che cuciva abiti. L’ho immaginata in famiglia, o sotto i bombardamenti di Torino. Ho immaginato che dietro ad uno sguardo coraggioso o innamorato o addolorato fissato sullo schermo bianco ci fossero le sue emozioni, una sua storia d’amore, di famiglia e di vita. Volevo inoltre raccontare di una guerra ancora molto vicina, e mi piaceva l’idea che il mio personaggio ne fosse travolta e riuscisse poi a reagire, costruendo qualcosa.

La nipote ritrova dopo la sua morte un quaderno con all’interno le confessioni di Amalia. Quanto è importante affidare alla scrittura i propri sentimenti?

Penso sia importante, ma credo anche che ognuno di noi possa avere diverse forme e modi per esprimere i sentimenti. Si può suonare uno strumento, fare un dipinto, scattare delle foto. Io so solo scrivere, e scrivo da sempre. Ed è la forma di espressione che amo di più. Poi l’idea del diario: non è bellissimo pensare di trovare in casa – magari nascosto da qualche parte – un quaderno che ci racconti una parte della storia di famiglia? Emma ha questa occasione, che le cambierà molto lo sguardo sulla vita.

Noi possiamo solo immaginarlo, ma quanto è stata dura per Amalia rinunciare al suo più grande amore durante la seconda guerra mondiale?

Una bellissima domanda. E’ proprio una delle motivazioni che mi ha spinto ad inventare e raccontare la storia di Amalia. Sono convinta che il primo amore sia un sentimento dalla forza dirompente, e molto simile nelle storie di ognuno di noi. Volevo raccontare il primo amore durante la guerra, nella sua forza, nei suoi limiti. L’amore tra Piero e Amalia si scontra, quasi da subito, con la guerra. E ne caratterizzerà le sorti. Non so se parlere di rinunce, in tempi in cui a fare le scelte erano i bombardamenti o nel caso di Piero la sua vita da partigiano. Più che altro, forse, la potenza della vita sui sogni. Ma questi sogni poi, si sono persi davvero? O il primo amore resta sempre, nonostante tutto, nonostante la vita?

Le vite vissute da nonna e nipote sembrano incrociarsi e la cosa che le accomuna di più è la voglia di vivere un amore totalizzante che crei appartenenza. Credi sia stato così?

Forse più che il senso di appartenenza Amalia e Emma vivono l’amore totalizzante tra incoscienza e sogno. E’ un primo, primissimo amore, in età giovane, giovanissima direi. Con il tempo e la vita che incalza e le porta a scegliere senza la giusta maturità o equilibrio. Con la bellezza di quell’amore – totalizzante appunto – che ti porta quasi a non accorgerti cosa accade attorno. Una lettrice un giorno mi ha fatto notare un dettaglio bellissimo, Amalia e Emma sono donne amate. E’ vero, di amori diversi, ma sempre amate.

Qual era il senso della vita per Amalia e quale insegnamento ha voluto comunicare alla nipote?

Per una serie di coincidenze, nonna e nipote in apparenza condividono delle scelte di vita. Così sembra vedere Amalia, così sembra credere Emma. Nel tempo però Amalia si accorge di aver confuso la sua vita con quella della nipote, di avere forse influito su delle scelte. E si scusa. L’amore di mamma, o di nonna, spesso comporta delle responsabilità educative, Amalia se ne rende conto e ne vede anche i limiti. Il senso della vita è poi molto diverso da ognuno di noi, per Amalia – sicuramente – l’ultima parte della sua storia personale, da attrice, è poi cercare di continuare a raccontare – al cinema o al teatro – la Storia, e la guerra, perché si sentiva addosso la colpa e responsabilità di non averla veramente vissuta, o capita. La memoria, come forma di insegnamento alla vita, quindi è sicuramente centrale, sia nella vita personale di Amalia sia nelle sue scelte di carriera.

Descrivimi con tre aggettivi cos’ha significato per te questo libro.

Facile trovarli, gli aggettivi, difficile però renderli assoluti. Ci provo!!!

Coraggio, perché pur occupandomi di libri di altri da sempre, non avevo mai avuto coraggio di proporre il mio e ho dovuto combattere contro le mie paure per tirarlo fuori dal cassetto.

Intenso, perché è una storia che ha riempito la mia testa, di emozioni, parole e personaggi.

Ricco, ricco di ricordi passati, miei e non miei, ricco di nuovi incontri legati al diventare libro, chi ci ha lavorato con me, chi mi ha presentato, chi mi ha promossa. E ricco di lettori, che spinti appunto dalla pagina intimista, per tornare alla prima domanda, mi scrivono le loro storie. Quindi anche ricche, al plurale. Perché poi il libro è di chi lo legge.

 

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